Scheda: Soggetto - Tipo: Persona

Florestano Vancini

Il regista nel 1999

Il regista ha raccontato in modo lucido la storia d’Italia, senza reticenze e ipocrisie. La macchina da presa diviene allora lo strumento attraverso il quale indagare le evoluzioni e le involuzioni di un Paese, i costumi e i vizi dei suoi abitanti. Per Vancini il cinema è stato ricerca e memoria.


Nascita: 24 Agosto 1926
Ferrara

Morte: 18 Settembre 2008
Roma

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  • studio | storico | sindaco | regista | re | porta | politico | orto | guerra | fiume | famiglia | dormitorio | cinema | attore

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  • Ferrara set ideale

Gli esordi sul delta padano

Florestano Vancini nasce a Ferrara il 24 agosto del 1926. Fin dai primi anni di liceo si appassiona al cinema, incuriosito dai racconti dei compagni di classe, restando sedotto da La grande illusione di Jean Renoir e da Ombre rosse di John Ford. Tale passione accresce quando nel 1942, a Ferrara, viene girato Ossessione di Luchino Visconti. L’esordio nel cinema avviene nel 1949 con il documentario Amanti senza fortuna, realizzato assieme ad Aldo Baruffi (vedi scheda tema |Paternicillina), dopo aver collaborato con i quotidiani «Il Corriere del Po» e «La Nuova Scintilla» e aver lavorato, in qualità di aiuto regista, a fianco a Mario Soldati e Valerio Zurlini.

Negli anni Cinquanta Vancini realizza 36 documentari, nei quali indaga diversi aspetti sociali della vita dei braccianti nel ferrarese e non solo: dalle condizioni di vita degli abitanti del Delta alla rotta del Reno nel 1949 in Alluvione (1950), alle miniere d’asfalto situate tra Pescara e Chieti in Asfalto (1957). Nel 1951 realizza Delta padano, un progetto a lui molto caro, nel quale si ritrae la miserabile vita dei pescatori e braccianti che vivono nelle zone paludose di Goro, prima della bonifica. Seguono altri lavori significativi della produzione ferrarese, tra cui: Uomini della palude, Tre canne un soldo, Dove il Po scende, Traghetti alla foce, Via Romea, La città di Messer Ludovico (andato perduto), «Lucrezia Borgia»: un’intervista impossibile (con testi di Maria Bellonci), Al filò, Teatro minimo (con il commento parlato di Giorgio Bassani) e Uomini soli, girato nel dormitorio pubblico di Ferrara.

L'impegno civile

All’amore per la terra natìa subentra, nel cinema di Vancini, l’interesse per i temi di carattere storico-politico. L’esordio nel lungometraggio è segnato dalla pellicola La lunga notte del ’43 (1960), tratto da un racconto di Giorgio Bassani Una notte del ’43, contenuto nella raccolta di racconti Cinque storie ferraresi (1956); il film viene premiato alla Mostra del cinema di Venezia come Migliore opera prima. Gli altri film che seguono, invece, tentano di riportare alla ribalta del grande pubblico eventi storici poco noti: La banda Casaroli (1962) con Renato Salvatori, Jena-Luc Brialy e Tomàs Miliàn; Le stagioni del nostro amore (1965) che trionfa al Festival Internazionale del Cinema di Berlino nel 1966; Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato (1972), in cui si narra di come le truppe garibaldine, guidate da Nino Bixio, repressero in modo violento la rivolta scoppiata in quel centro agricolo del catanese; Il delitto Matteotti (1973), interpretato da Franco Nero, Vittorio De Sica e Mario Adorf, che conferma l’impegno politico del regista.

Il cinema, la letteratura e la televisione

Nelle opere successive, Vancini non si rinnova stilisticamente, pur consegnandoci film di solido impianto narrativo. In questo periodo, le sue pellicole attingono per lo più dalla letteratura: Amore amaro (1974), dal racconto Per cause imprecisate di Carlo Bernari; Un dramma borghese (1979), dal romanzo di Guido Morselli – entrambi incentrati su tormentate passioni –, e La neve nel bicchiere (1984), tratto dal romanzo di Nerino Rossi, che racconta le vicende, ambientate tra Ottocento e Novecento, di una famiglia di contadini. Negli anni Ottanta Vancini lavora per la televisione e realizza sia film come La neve nel bicchiere (1984), sia serie tv come La Piovra 2 (1986).

Nel 2005 Vancini, a distanza di 21 anni di assenza dalle sale cinematografiche, conclude la propria carriera con la pellicola …E ridendo l’uccise, ambientato nel Cinquecento alla corte del Duca d’Este. Il regista ferrarese ha anche girato uno spaghetti-western, firmato con lo pseudonimo di Stan Vance, come vuole la tradizione, dal titolo I lunghi giorni della vendetta (1967). Vancini è inoltre apparso, in qualità di attore, nel film Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi (1976).

I riconoscimenti alla carriera

Florestano Vancini è stato celebrato a Ferrara con due riconoscimenti prestigiosi: la Laurea honoris causa in Filosofia e il premio 'Città di Ferrara'. Le cerimonie si sono entrambe svolte il 16 maggio del 2008: nell'aula magna del Rettorato, a Palazzo Renata di Francia, è stata conferita al cineasta la Laurea honoris causa in Filosofia; mentre presso la Sala Boldini l’allora sindaco Gaetano Sateriale ha consegnato nelle mani di Vancini il premio "Città di Ferrara”.

 

«Venerdì 16 maggio 2008, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Ferrara, il Rettore prof. Patrizio Bianchi ha conferito la Laurea honoris causa in Filosofia a Florestano Vancini. Un atto oltremodo “dovuto” con il quale il nostro Ateneo […] ha voluto rendere omaggio a un regista nei cui film, dai primi cortometraggi documentaristici fino agli ultimi lungometraggi di finzione, la città, la sua storia e il suo territorio hanno sempre occupato una posizione privilegiata.

Il regista Florestano Vancini, nato a Ferrara nel 1926, si è affermato, negli anni Sessanta e Settanta, come una delle figure più interessanti del nuovo cinema italiano successivo alla stagione neorealista. La sua attività – che non ha mai reciso i legami con il luogo d’origine – inizia con gli affascinanti documentari degli anni Cinquanta, dedicati in particolare alla descrizione della realtà paesaggistica, antropologica e sociale delle Valli di Comacchio e della Ferrara degli Estensi, raffigurata nel suo ultimo lavoro E ridendo l’uccise (2005).

L’attività del cineasta ferrarese si distingue […] non solo per il prezioso contributo di carattere estetico alla cinematografia italiana del dopoguerra, ma anche per l’originalità della ricerca storica che qualifica i suoi film più impegnati. Le sue opere inoltre assumono un forte valore etico di riflessione critica del nostro recente passato e di memoria storica del Novecento. Per tutti questi motivi, la Facoltà di Lettere e Filosofia è lieta di conferire a Florestano Vancini la laurea honoris causa in Filosofia». (Marco Bertozzi e Alberto Boschi)

Filmografia

FILM DI FINZIONE:

  • La lunga notte del ’43 (1960)
  • Le italiane e l’amore - ep. La separazione legale (1961)
  • La banda Casaroli (1962)
  • La libertà (1963)
  • La calda vita (1964)
  • Le stagioni del nostro amore (1966)
  • I lunghi giorni della vendetta (1967)
  • Violenza al sole (1968)
  • La violenza: quinto potere (1972)
  • Bronte: cronaca di un massacro (1972)
  • I delitto Matteotti (1973)
  • Amore amaro (1974)
  • Un dramma borghese (1979)
  • La baraonda (1980)
  • Il commissionario (film tv, 1982)
  • La neve nel bicchiere (film tv, 1984)
  • La piovra 2 (film tv, 1986)
  • Il giudice istruttore (film tv, 1982)
  • Lettera dal Salvador (film tv, 1988)
  • Médicines des hommes (film tv, ep. El Salvador, le pays des quatorze volcans, 1982)
  • Piazza di Spagna (mini-serie tv, 1993)
  • … E ridendo l’uccise (2005)

 

DOCUMENTARI:

  • Delta Padano (1949)
  • Uomini della Pianura (1950)
  • Pomposa (1950)
  • Camionisti (1950)
  • Alluvione (1950)
  • Luoghi e figure di Verga (1952)
  • Più che regione (1952)
  • Portatrici di pietre (1952)
  • Uomini della palude (1953)
  • Al filò (1953)
  • Tre canne un soldo (1954)
  • Dove il Po scende (1955)
  • Traghetti alla foce (1955)
  • Vento dell’Adriatico (1957)
  • Teatro minimo (1957)
  • Asfalto (1957)
  • Via Romea (1958)
  • Gli ultimi cantastorie (1958)
  • Uomini soli (1959)
  • Imago urbis (progetto collettivo, 1987-1992)
  • La città di Messer Ludovico (1995)
  • «Lucrezia Borgia»: un’intervista impossibile (2002)

 

AIUTO REGISTA:

  • La donna del fiume, Mario Soldati (1954)
  • Estate violenta, Valerio Zurlini (1959)

Note

LE SUE PAROLE:

«Mi è sempre stato difficile parlare di me stesso, dei miei film, del lavoro compiuto e di quello non compiuto. Ci fu anche questo nella somma degli anni, molti dei quali passati nella elaborazione di progetti che comportavano ricerche rigorose, scritture e riscritture di copioni, sceneggiature, con momenti a volte esaltanti, ma che al loro cadere provocavano vere e proprie depressioni. Non sono un teorico e tanto meno di me stesso. Questo non significa che creda nella pura ispirazione. Credo nel lavoro, nell’impegno massimo possibile. […] Quando decisi che il cinema sarebbe stato la mia professione, pensai di nascondermi sotto uno pseudonimo. Ma da quel momento avrei assunto un altro nome e non sarebbe servito a occultare la mia persona.

So che alla radice del mio lavoro, compiuto o incompiuto, c’è il mondo in cui sono nato. So di essere un dilettante di studi storici e filosofici, appassionato ma dilettante. Provo un certo imbarazzo di fronte a voi, consesso di studiosi istituzionali. Vi sono perciò ancora più grato di avermi invitato qui oggi e dell’onore che mi fate conferendomi non solo questo riconoscimento, ma consentendomi di esporre la mia Lectio doctoralis che non riesco a considerare un atto dovuto, formale. Spero di non avervi deluso. Grazie ancora». (Florestano Vancini)