Scheda: Oggetto - Tipo: Documento

Il giardino dei Finzi-Contini

Locandina del film

Regia: Vittorio De Sica

Interpreti: Lino Capolicchio, Dominique Sanda, Helmut Berger, Fabio Testi, Romolo Valli, Alessandro D’Alatri

Sceneggiatura: Vittorio Bonicelli, Ugo Pirro (dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani)

Fotografia: Ennio Guarnieri

Montaggio: Adriana Novelli

Musica: Manuel De Sica

Produzione: Gianni Hecht Lucari, Arthur Cohn per Documento Film, Roma e CCC Filmkunst, Berlino

Durata: 90’


Realizzazione: 1970

Categorie

  • villa | via | teatro | scrittore | regista | re | promulgazione | parco | guerra | giardino | famiglia | convento | cinema | botanico | battaglia | banchiere | attore

Tag

  • Ferrara set ideale

Per capire come vanno le cose del mondo,

bisogna morire almeno una volta nella vita ed è maglio che succeda da giovani.

Padre di Giorgio (Romolo Valli)

 

A Ferrara, Giorgio (Capolicchio) è innamorato di Micol (Sanda) ma la ragazza, legatissima al fratello Alberto (Berger) – entrambi rampolli della famiglia Finzi Contini –, gli preferisce il comunista Giampiero Malnate (Fabio Testi). I giovani protagonisti immersi nella bellezza del parco, quale locus amoenus nel quale rifugiarsi, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, vedono cambiare il loro mondo. Il finale reticente per i personaggi, ma tragico per gli spettatori, lascia intuire la fine che attende la famiglia di Micol e del padre di Giorgio (Romolo Valli). Vincitore agli Academy Awards come Miglior film straniero nel 1972 la celebre pellicola di De Sica, tratta dall’altrettanto celebre romanzo di Giorgio Bassani, è stata restaurata e presentata nuovamente all’Auditorium del Parco della Musica di Roma nel maggio del 2015. Capace di commuovere e senza essere invecchiata l’opera narra la storia di una famiglia dell’alta borghesia di origine ebraica che vive, assieme a una cerchia ristretta di amici, in un piccolo mondo distaccato dall’orribile realtà che incombe su di loro. L’enorme parco che avvolge la villa dei Finzi Contini è il teatro in cui si intrecciano le vicende, i sogni, gli amori e le speranze dei personaggi. Per le ambientazioni sono state utilizzate le seguenti location: Villa Ada nei pressi di Roma per il giardino, Villa Litta Bolognini in Vedano al Lambro nei pressi di Monza, per la villa dei Finzi Contini; ingresso del giardino a Ferrara, in Corso Ercole I d’Este; diverse sono le location della città di Ferrara.

Location

Corso Ercole I D’Este (e ingresso Parco Massari)

Castello Estense

Mura Estensi

Palazzo dei Diamanti

Cattedrale di San Giorgio

 

«La lavorazione fu molto faticosa. Il ‘giardino' era composto di più giardini messi insieme (Parco di Monza, Orto botanico e Villa Ada di Roma); gli interpreti curati in ogni minimo dettaglio recitativo, la scenografia e i costumi del marchese Giancarlo Bartolini Salimbeni misurati ed eleganti, la fotografia di Ennio Guarnieri che con la sua tonalità velata restituiva l'aurea proustiana ed estetizzante, e, seppure solo alla mia seconda prova, il sottoscritto, in veste di compositore della colonna sonora. Ritengo, con tutta sicurezza, che il successo del film, oltre al testo, l'incomparabile regia, l'interpretazione, il decor, la fotografia sia da attribuire anche in parte alla musica. Ma non la mia, bensì quella di repertorio scelta da papà L'aria “sempre libera degg'io” da La traviata sottolineava il gioco di amore e gelosia nel triangolo Giorgio-Malnate- Micol- e la crepitante voce di Tito Schipa nell'allegra e littoria canzonetta Vivere e, soprattutto, il tema di I can't get sentimental over you , famoso cavallo di battaglia del trombonista jazz Tommy Dorsey, da me rieseguito e interpretato al trombone da Mario Modana e, infine, l'utilizzo di un brano reperitogli da un suo allora valente assistente alla regia, Giorgio Treves, presso il M° Ernesto Piattelli esperto di musica ebraica. Si intitolava El Maalé Ra'hamim (Signore pieno di misericordia), un brano risalente all'anno mille, dedicato ai defunti per morte violenta, al quale, in atto di applicazione compositiva, mi collegai mediante un crescendo orchestrale proprio dopo l'ultima battuta del padre di Giorgio abbracciato a Micol (“preghiamo Iddio che ci lascino insieme almeno noi…noi di Ferrara!”), dando la “spinta” alla voce disperata di Shlomo Katz. Fu quello il via alla commozione generale. Ecco, talvolta al cinema è l'insieme di musica volontaria frammista a quella accidentale a costituire una colonna sonora musicale esaustivamente efficace. Per quanto riguardò il mio lavoro specifico, papà mi lasciò individuare gli spazi musicali dove più mi piaceva, cosa che in futuro non mi è mai più accaduta, eccezion fatta per Roberto Rossellini quando mi commissionò la musica di L'età di Cosimo de' Medici e Leon Battista Alberti e Claude Chabrol in Folies Bourgeoises , inedito in Italia. Probabilmente questi registi erano molto sicuri di quello che avevano creato, al punto di essere certi che i miei interventi non potessero che completare la loro opera» (Manuel De Sica).

Il regista

Vittorio De Sica (1902-1974) nasce in provincia di Frosinone il 7 luglio del 1902. A sedici anni debutta in teatro, entrando nel 1923 a far parte della compagnia di Tatiana Pavlova. Nel 1933 approda al cinema in veste di attore recitando in Gli uomini, che mascalzoni! di Mario Camerini. De Sica, in qualità di attore cinematografico, è apparso in numerose pellicole; tra queste si ricordano il ruolo del maresciallo dei carabinieri Antonio Carotenuto in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini (1953); Il generale della Rovere di Roberto Rossellini (1959) e Il delitto Matteotti di Florestano Vancini (1973). Nel 1939 De Sica dirige e interpreta Rose Scarlatte, a cui seguono Maddalena, zero in condotta (1940), Teresa Venerdì (1941), Un garibaldino al convento (1942) e I bambini ci guardano (1945), pellicola, questa, che sancisce il sodalizio artistico tra il regista e Cesare Zavattini. Da questa collaborazione, nel secondo dopoguerra, nasceranno veri e propri capolavori del cinema: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948) – entrambi vincitori agli Academy Awards di un premio speciale, come Miglior film straniero, sezione che ancora non esisteva –, e Miracolo a Milano (1951) che si aggiudica la Palma d’Oro a Cannes, ex-aequo con La notte del piacere di A. Sjöberg. De Sica prosegue con la realizzazioni di altre pellicole straordinarie, destinate anch’esse a diventare pietre miliari del cinema internazionale, quali Umberto D. (1952), anche se a suo tempo non aveva riscosso molto successo, e La ciociara (1960), tratto dal romanzo di Moravia e interpretato da Sophia Loren che si aggiudica la Statuetta d’Oro e la Palma d’Oro a Cannes come miglior attrice. Apparsa nel precedente L’oro di Napoli (1954), accanto a Edoardo De Filippo, la Loren, assieme a Marcello Mastroianni, collabora con De Sica anche in Ieri, oggi e domani (1963), film divenuto cult per la scena dello spogliarello dell’attrice e vincitore agli Academy Awards come Miglior film straniero, e in Matrimonio all’italiana (1964) con Mastroianni (vedi Schede TEMA - Pellicole di Antonioni). Il successivo lavoro, Il giardino dei Finzi Contini, interpretato da Lino Capolicchio, Dominique Sanda ed Helmut Berger, si aggiudica un’altra Statuetta d’Oro nel 1970 come Miglior film straniero. Il viaggio (1974), con la Loren, è l’ultima fatica di De Sica, tratto da una novella di Pirandello e, forse, non una delle sue migliori regie.

Collaboratori&cast

In un primo momento Giorgio Bassani collabora alla stesura della sceneggiatura e dei dialoghi, ma a causa dell’incompatibilità artistica tra lo scrittore e De Sica, Bassani fa togliere il proprio nome dai titoli di coda. Nel cast figurano altresì attori internazionali, tra cui due giovani destinati a raggiungere fama mondiale, quali Dominique Sanda e Helmut Berger.

 

Nata l’11 marzo del 1951, Dominque Sanda, alias Dominique Marie-Françoise Renée Varaigne, compie i suoi primi passi come modella, finché non viene notata dal regista francese Robert Bresson che la scrittura per il film Così bella, così dolce (1969). Ben presto la Sanda avanza nel mondo del cinema, interpretando ruoli complessi e lavorando, tra gli altri, con celebri registi italiani, quali Bernardo Bertolucci (Novecento, 1976), De Sica, Visconti (Gruppo di famiglia in un interno, 1974) e Mauro Bolognini che la vuole per il suo film L’eredità Ferramonti, con il quale vince il premio Miglior attrice al Festival di Cannes nel 1976. La Sanda ha lavorato inoltre con Agnès Varda, Marguerite Duran e con Liliana Cavani in Al di là del bene e del male (1977); in seguito l’attrice apparirà in pellicole meno impegnate e lavorando per lo più in televisione, per poi comparire in un cammeo nel film I fiumi di porpora di Mathieu Kassovitz (2000).

 

Helmut Berger, nato Helmut Steinberger, al pari della sua collega francese, ha lavorato con i massimi autori del cinema europeo, soprattutto con Luchino Visconti per il quale recita in Vaghe stelle dell’Orsa (1964), La strega bruciata viva (episodio de Le streghe, 1967), La caduta degli dei (1969), Ludwig (1973) e Gruppo di famiglia in un interno (1974). A seguito della scomparsa di Visconti, Berger cade nella depressione e nell’abuso di droghe, sicché si allontana per un po’ dalle scene. Negli anni Ottanta, a causa della crisi cinematografica italiana e ai suoi problemi di salute, Berger si riduce a lavorare per il piccolo schermo, prendendo parte anche a serie-tv come Dynasty e allo sceneggiato prodotto dalla RAI de I promessi sposi (1989), nel ruolo di Egidio. Nel 1990 Coppola lo scrittura per Il Padrino III, in cui interpreta il banchiere svizzero Frederick Keinszig; ma l’attore ritorna in auge grazie al controverso videoclip di Madonna, Erotica (1992). Berger di recente è riapparso sulle scene con Il violinista del Diavolo di Bernard Rose (2013) e Saint Laurent di Bertrand Bonello (2014).

Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara