Scheda: Evento - Tipo: Storico

L'arrivo dei Francesi

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L’ingresso dei Francesi in città, il 23 giugno 1796, determina la “prima emancipazione” degli ebrei ferraresi.

 


Data dell'evento: 23 Giugno 1796

1. Il triennio giacobino

Durante il dibattito sull’emancipazione degli ebrei francesi, il deputato all’Assemblea Nazionale conte di Clermont-Tonnerre afferma: “Tutto va rifiutato agli ebrei come nazione, tutto va loro garantito come individui”. Il 3 settembre 1791 l’Assemblea Nazionale francese approva la Costituzione, i cui princìpi corrispondono a quanto espresso nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del Cittadino del 26 agosto 1789, in cui all’art. 10 si dichiara: “Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge”. Le idee illuministiche e rivoluzionarie francesi arrivano quindi anche in Italia, soprattutto durante il cosiddetto triennio giacobino (1796-1799) in cui le armate francesi guidate da Napoleone Bonaparte (1769-1821) invadono la penisola. Gli ebrei sono resi cittadini liberi a tutti gli effetti e ottengono la loro “prima emancipazione”, considerando la seconda quella della metà dell’Ottocento.

2. L’occupazione francese

Le truppe transalpine, una compagnia di mille soldati agli ordini del generale Robert, entrano il 23 giugno 1796 a Ferrara, che entra a far parte della Repubblica Cispadana prima, della Cisalpina poi, e infine della Repubblica Italiana (1802-1805) e del Regno d’Italia (1805-1814). Alle elezioni dei deputati al Congresso di Reggio Emilia del 21 dicembre 1796 il ghetto elegge separatamente un suo centurione. Evidentemente, però, i tempi non sono ancora maturi se, il 12 febbraio 1797, nascono dei disordini tra cristiani ed ebrei dopo che alcuni israeliti avevano osato entrare in Cattedrale, e per di più con il cappello in testa. Il comandante Yann fa appostare un cannone sulla piazza di San Crispino e la rivolta viene scongiurata. Il nuovo governo repubblicano si adopera subito per togliere i portoni del ghetto che dal 1627 rinchiudevano gli ebrei ogni giorno al tramonto: nell’aprile 1797 il comandante Latour ordina che siano abbattute tutte le porte, comprese quelle con gli archi monumentali su piazza San Crispino e su via Saraceno. Gli israeliti entrano anche nel governo cittadino: nel 1798 Angelo Pace Pesaro viene nominato presidente del Comune, Samuele Della Vida juniore, Abramo Bianchini seniore; nella Guardia civica ci sono tre capitani ebrei, tre tenenti e tre sottotenenti; dal 1799 Moisè Coen è amministratore della municipalità. A Lugo, Moisè Finzi diviene il 19 marzo 1799 uno dei cinque componenti della rappresentanza comunale.

3. L’arrivo degli Austriaci

L’11 aprile 1799, però, gli austriaci assediano Ferrara e il 22 maggio i francesi devono ritirarsi dalla città: “venuta la cosa a cognizione del pubblico il basso popolo cominciò a tumultuare e a minacciare del sacco il quartiere abitato dagli Israeliti, ma fu tenuto a freno dalle truppe francesi, le quali sino alla mezzanotte non effettuarono il loro ritiro nella cittadella. Quando all’albeggiare del giorno 23 si sentì suonare la campana maggiore di questa Cattedrale in segno dell’entrata degli Austriaci, cominciò un serio pericolo per gli Israeliti. Tutto fu disposto per assalire il loro abitato ed anzi in qualche casa era già penetrato il basso popolo, quando un picchetto di cavalleria Austriaca apparve nel Ghetto e bastò la sua presenza per mettere in fuga gli invasori, così scrive il Pesaro” (Magrini 2015, pp. 238-239).

Il 26 maggio 1799 il generale austriaco Klenau vieta agli ebrei di uscire da ghetto, anche per proteggerli, ed impone un contributo di 50.000 scudi alla Comunità.

4. La riconquista francese e la Restaurazione

Il 14 giugno 1800 la vittoria francese di Marengo restituisce l’Italia ai transalpini; il 19 gennaio 1801 Ferrara entra nella Repubblica Cisalpina. Il nuovo governo repubblicano impone alla Comunità una tassazione esosa quanto quella austriaca; al Convegno di Lione del 26 gennaio 1802, in cui la Repubblica Cisalpina diventa Repubblica italiana, partecipano tre ebrei ferraresi in rappresentanza dei commercianti del basso Po: Samuel Dalla Vida, Salvador Anau, Pellegrino Bianchini.

Il 28 gennaio 1814 cade il governo francese di Ferrara; gli austriaci fanno subito rimettere i portoni del ghetto. L’occupazione di Ferrara ad opera di Gioacchino Murat (1767-1815) il 7 aprile del 1815 restituisce e riaccende le speranze liberali; il 13, però, ritornano definitivamente gli austriaci, che fanno arrestare i capi repubblicani ebrei Abramo Bianchini e Luigi Mareschi. Quando vengono liberati dalle truppe del pontefice Pio VII (1742-1823), che riprende possesso di Ferrara il 18 luglio 1815, per concessione degli austriaci, il fatto scatena la reazione indignata della plebe attraverso libelli diffamatori. I portoni del ghetto vengono aperti di nuovo durante i moti del 1831.

5. Testimonianze

“Occupata Ferrara nel 1796 dall’esercito francese, il governo repubblicano si era affrettato a togliere i portoni che chiudevano il recinto israelitico fino da quando allo splendido periodo della dinastia estense era succeduta la dominazione papale […]”. (Leone Ravenna, articolo in Il vessillo israelitico, marzo 1898)

“Riporto quanto di quegli anni scrive il Pesaro: Nel 1796, essendo penetrate nella Penisola al 23 giugno dello stesso anno truppe Repubblicane francesi, consistenti in un corpo d’Infanteria e Cavalleria Dragoni con pochi pezzi d’artiglieria, sotto il comando del Generale di Brigata Robert, occuparono questa città e fortezza. Il Comandante suddetto, nel ricevere nello stesso giorno gli omaggi delle rappresentanze della Città e delle varie Corporazioni, allorché gli si presentarono i membri della Deputazione Israelitica, ordinò alla medesima, che gli Ebrei Ferraresi dovessero levarsi tosto dal cappello il segnale di colore arancio portato fin allora, non dovendo esistere demarcazione tra Ebrei e Cattolici, ed ordinò che le porte del Ghetto dovessero stare aperte di notte per comodo di tutti i cittadini. […]”. (Magrini 2015, p. 222)

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