Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Porte del ghetto in via Mazzini

Alla fine di via Mazzini verso l'odierna piazza Trento e Trieste, dove era uno dei portoni del ghetto. Fotografia di Edoardo Moretti, 2015. © MuseoFerrara

I portoni di via Mazzini sono i più imponenti tra i cinque costruiti nel 1627; delimitavano la via principale del ghetto, venivano chiusi al calar della sera e segnavano la separazione della Comunità ebraica dal resto della città in età pontificia.

 


Lat: 44.834688 Long: 11.621049

Costruzione: 1627

Distruzione: 1859 - 1861

Categorie

  • ghetto | porta | cancello

Tag

  • Ferrara ebraica

1. Premessa: l’Editto e la costruzione dei portoni

Per effetto dell’Editto del 13 agosto 1624, gli israeliti, già da tempo concentratisi tra le vie Sabbioni (oggi via Mazzini), Vignatagliata e Gattamarcia (oggi via Vittoria), vengono isolati entro un’area delimitata da cinque porte: due in via Sabbioni (una dal lato di via Saraceno, l’altra verso l’attuale piazza Trento e Trieste); due in via Vignatagliata (prima della congiunzione con San Romano e al confine con via Contrari), una alla fine di via Gattamarcia, prima dello sbocco nell’odierna via Ragno. Non appena appresa la notizia, i presidenti della Comunità ebraica nominano una Commissione di dodici notabili, di cui faceva parte anche il rabbino Bonajuto Alatino, per intercedere presso il cardinale legato affinché il ghetto non venga costruito. Riescono solo, però, a rimandare di qualche anno: le porte, da chiudersi durante le ore notturne e dal giovedì al sabato santo, vengono collocate nel 1627, al termine dei lavori diretti dall’architetto della Comunità Ercole Morandi.

2. Il cancello di via Mazzini

Le due porte principali sono quelle marmoree di via Sabbioni, di buona architettura e con porticine laterali per chi, con regolare permesso, debba uscire prima dell’apertura o rientrare dopo l’ora di chiusura stabilita. Abbattuti una prima volta all’arrivo delle truppe francesi nel 1796, i cancelli sono richiusi dopo la caduta di Napoleone e nuovamente abbattuti più volte durante i moti ottocenteschi, fino al definitivo smantellamento con l’annessione di Ferrara al Regno d’Italia nel 1861. Ancora oggi sono visibili, sul lato di via Mazzini della loggia di San Crispino, i cardini in ferro battuto del portone di via Sabbioni, e quelli del portone di via Vittoria, dal lato che dà su via Ragno.

3. Testimonianze

“Gli Ebrei, a’ quali prima non era vietato l’abitare nella città promiscuamente co’ Cristiani, ma che tuttavia per la comoda comunicazione tra loro, e la vicinanza della piazza si erano ridotti alle case delle vie de’ Sabbioni, di Gattamarcia, di Vignatagliata, ed altre contigue, in quest’anno [1624] a loro difesa, ed a contenerli meglio sotto la vigilanza del governo […] vennero […] rinchiusi, medianti cinque porte ai capi delle nominate strade, e così restò formato quel quartiere che fu detto il Ghetto. Le due principali della via de’ Sabbioni presentavano due nobili prospettive tutte di marmo di soda e bella architettura, che furono poi atterrate e fatte in pezzi dai Francesi li 9 Aprile del 1797” (Frizzi 1848, V, pp. 77-78).

“Nel 1624 sotto il Pontificato di Urbano VIII, venne intimato agli ebrei di Ferrara di non più abitare sparsi nelle varie parrocchie della città, ma di doversi concentrare tutti nella Via Sabbioni ed in altre tre vicinissime alla medesima, e che si erigessero grandi porte agli estremi di tali contrade per tenerle chiuse seralmente sino al mattino seguente. […] fino al 1626, secondo Mons. Mannina [sic] Ferranti, e sino al 1627, secondo il Frizzi, non ebbe luogo la clausura, e questa si compiè a tutte spese degli ebrei mediante 5 grandi porte agli estremi delle mentovate contrade, con abbellimenti architettonici in quelle di Via Sabbioni, […] in cui per la larghezza della via s’apersero anche delle portine laterali, onde dare la entrata e la sortita a quelli, che dietro permesso, avessero a rientrare nel Claustro più tardi od a sortirne prima dell’ora stabilita” (Pesaro ed. 1986, pp. 37-39).

“L’attuale via Mazzini, detta popolarmente il ‘Ghetto’ anche ai nostri giorni [1918], comprende veramente e solamente il Ghetto degli Israeliti (parola che vuol dire separazione). [...] nel 1624, per ordine di p[apa] Urbano VIII, il Card. Legato Giacomo Serra, ordinava che gli Ebrei, dimoranti in numero di 1530 nelle vie dei Sabbioni, di Gattamarcia (Vittoria) e di Vignatagliata, consenzienti il Vescovo Card. Giambattista Leni e il Magistrato, fossero rinchiusi, mediante cinque portoni ai capi delle nominate vie, e separati dai Cristiani! Restò così formato il Quartiere, detto il Ghetto. I due portoni della via dei Sabbioni presentavano due belle prospettive di marmo, di elegante architettura, con portelli, che si chiudevano a chiave la sera e si riaprivano, alzato il sole. Quei portoni furono fatti a pezzi dai Francesi il 9 agosto 1797. Rimessi al loro posto l’8 maggio 1833 dalla autorità municipale per ordine di p[apa] Gregorio XVI, nell’ultimo anno dell’arcivescovo Filonardi, furono abbattuti di nuovo e per sempre dal furore del popolo la sera del 21 marzo 1848. E una leggenda civile finalmente usciva a proclamare quella gente uguale nei diritti, come nei doveri, ai Cristiani” (Melchiorri 1918, pp. 126-127).

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