Scheda: Tema - Tipo: Storia

Risorgimento ed emancipazione

Monumento a Giuseppe Garibaldi in viale Cavour. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015

Fra età napoleonica e unità d’Italia le vicende delle comunità ebraiche sono strettamente collegate ai moti e agli ideali liberali. I portoni del ghetto diventano oggetti fortemente simbolici: ora da abbattere perché emblemi della conservazione e del sopruso, ora da ripristinare come segno di autorità.


Inizio: 1796
Primo abbattimento dei cancelli con l’arrivo dei francesi

Periodo di riferimento: 1825
I cancelli e la segregazione del Ghetto vengono ripristinati insieme al governo pontificio

Periodo di riferimento: 1831
Moti liberali e concessione piena uguaglianza civile

Periodo di riferimento: 1848
Moti liberali e nuova sanzione della parità di diritti

Periodo di riferimento: 1859 - 1860
Con l’annessione al Regno di Sardegna a Ferrara si conclude definitivamente l’età del Ghetto

Periodo di riferimento: 1863
Congresso Israelitico

Categorie

  • ghetto | risorgimento

Tag

  • Ferrara ebraica

1. Le vicende storiche

1796

L’epoca dell’emancipazione si apre a Ferrara con l’arrivo dei francesi nel giugno del 1796: tra i loro primi provvedimenti ci sono l’eliminazione delle forme di differenziazione fra popolazione ebraica e cristiana, come il segno giallo sul cappello, e l’apertura dei cancelli del ghetto. In settembre un decreto ufficiale stabilisce che “gli ebrei in Ferrara ci goderanno li medesimi diritti che gli altri cittadini di questa Legazione” (Pesaro 1878, p. 61) e nell’aprile del 1797 si ordina l’atterramento “delle Porte e muraglie che fan recinto a questo ‘Quartiere dei Giudei’” (Pesaro 1878, p. 64). All’apertura degli spazi fisici si accompagna quella degli spazi pubblici: gli ebrei ferraresi vengono ammessi a far parte della Guardia Civica e alle cariche amministrative cittadine.

1799-1825

Tutto questo svanisce nel 1799 quando i francesi lasciano il governo della città alle truppe austriache. La comunità ebraica in questo frangente corre anzi un serio pericolo, sventato solo da un picchetto della cavalleria austriaca, perché la reazione antirivoluzionaria della componente conservatrice ferrarese si somma con il tradizionale antigiudaismo cattolico. Con la Restaurazione e il ritorno del governo pontificio nel 1815 vengono ripristinate solo alcune restrizioni, fra le quali l’esclusione dalle cariche pubbliche. La segregazione fisica torna solo con Leone XII: nel novembre 1825 il cardinale Odescalchi, arcivescovo della diocesi di Ferrara, impone, a spese della Comunità ebraica ferrarese, la ricostruzione delle porte del Ghetto, che tornano a chiudersi dal gennaio 1826. Molti ebrei di fronte a questo nuovo isolamento scelgono di lasciare Ferrara.

1831

Fra i primi atti del governo provvisorio costituitosi a Ferrara nel febbraio 1831 ci sono “l’immediato atterramento dei Portoni che chiudevano il Claustro Israelitico” e il decreto che dichiara “Che gli Ebrei vengono fin da ora ripristinati in tutto e per tutto in ogni civile diritto, come cittadini capaci di possedere e disporre delle cose proprie nel modo stesso, che a qualunque altro è permesso, ed in tutta l’estensione già da essi goduta ed ammessa dalle Leggi del Regno Italico” (Pesaro 187, p. 83). Una pienezza di diritti che dura solo qualche mese perché con il governo pontificio si ristabiliscono, almeno simbolicamente, le antiche diversità: i portoni del ghetto, infatti, vengono ripristinati, ma lasciati aperti. La loro presenza assume così la mera funzione simbolica di minaccia e umiliazione latente.

1848

Con i moti del 1848 si ripete lo stesso processo: le libertà sancite vengono cancellate con la restaurazione dell’autorità pontificia nel 1849. A cambiare è il comportamento della maggioranza della popolazione cittadina, che già nel 1846 la cittadinanza ha sottoscritto una petizione perché agli ebrei residenti a Ferrara venga concessa la piena emancipazione. Nel 1848 sono i rappresentanti dell’élite ferrarese a guidare il popolo verso il Ghetto per la demolizione dei suoi cancelli. “Quale differenza tra l’atterramento del 1797 a mezzo di zappatori francesi, veduto sfavorevolmente dai cittadini, ed i successivi del 1831 e del 1848 per moto spontaneo di una generosa esultante popolazione!” (Pesaro 1878, p. 90)

La definitiva integrazione

L’abbattimento definitivo dei cancelli del ghetto avviene contestualmente al processo di unificazione nazionale nel 1859: con l’annessione al Regno di Sardegna anche a Ferrara viene adottato lo Statuto Albertino che sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzioni di culto. Cadono così definitivamente anche le disparità economiche e sociali: gli ebrei non sono più tenuti a pagare la tassa alla Casa dei Catecumeni, per la prima volta giovani studenti ebrei sono ammessi a frequentare le scuole pubbliche e Isaia Ravenna diventa docente di francese al Liceo ginnasio Ariosto. Inizia così l’integrazione fra la popolazione ebraica e il resto della cittadinanza e la formazione di un’unica comunità ferrarese: nel 1865 anche una rappresentanza cattolica partecipa al rito funebre del dottor Finzi, nel 1867 il restauro del Tempio Italiano avviene sotto la direzione dell’architetto Ippolito Guidetti a titolo gratuito e nel 1869 quando la Comunità ebraica chiede al Comune nuovi spazi per le proprie sepolture, tra le ipotesi c’è quella di “destinare il Cimitero Comunale ai defunti in genere a qualunque culto appartenessero” (Pesaro 1878, p. 117), impensabile fino a pochi anni prima.

Le festività del 1862

“Per le feste Natalizie dello stesso anno, gli israeliti appartenenti a questa Guardia Nazionale, si assunsero il servizio di tutti i posti della città e delle pattuglie notturne, onde dar luogo ai militi cattolici loro colleghi di godere tale solennità tranquillamente nel seno delle proprie famiglie, e questo fu un graditissimo ricambio per servizio consimile da loro avuto per la solennità israelitica del Perdono. Ciò ebbe luogo anche negli anni successivi”. (Pesaro 1878, p. 108)

Il primo Congresso Israelitico del 1863

La formazione dello Stato unitario fa sorgere anche nelle comunità ebraiche del Regno l’esigenza di uniformare le pratiche e le consuetudini amministrative riguardanti la vita interna e di valutare la legislazione in materia. Per farlo si decide di convocare un Congresso dei rappresentanti delle diverse Comunità, che inizia i propri lavori nel maggio del 1863 a Ferrara in via Mazzini. Per l’occasione Isaia Ravenna detta un’epigrafe per la lapide che viene affissa nella sala del Tribunale Rabbinico, dove si è radunato il Congresso: “Qui / ove risuonavano i lamenti / di lungo servaggio / per la suprema virtù / di / Vittorio Emanuele II / meravigliosamente cessati / i Deputati delle Università Israelitiche / del Regno d’Italia / a promuovere morali e civili ordinamenti / il primo solenne congresso / tennero / XII Maggio MDCCCLXIII”. (Magrini 2015, pp. 301-302).

2. Le persone

Proprio perché la loro parificazione giuridica e civile si configura in parte come una componente dell’aspirazione più generale all’indipendenza dell’Italia, gli ebrei danno un grande contributo al movimento risorgimentale e i componenti della Comunità ebraica ferrarese non sono da meno.

  • 1798 Angelo Pace Pesaro è presidente del Comune di Ferrara e il medico e filosofo Moisè Coen ne è amministratore, fra i seniori c’è il cittadino Abramo Bianchini e fra gli iuniori Samuele Dalla Vita, mentre nella Guardia Civica compaiono tre capitani, tre tenenti e tre sottotenenti di origine ebraica.
  • 1802 Al Congresso della Repubblica Italiana di Lione, fra i delegati del Dipartimento del Basso Po figurano tre cittadini ebrei ferraresi: Samuele Dalla Vita, Pellegrino Bianchini e Salvatore Hanau.
  • 1806 Napoleone convoca a Parigi il Gran Sinedrio (assemblea di rabbini), con l'incarico di definire i rapporti degli ebrei con lo Stato e con la popolazione non ebraica. Su sedici rappresentanti italiani si contano tre ferraresi: Isacco Raffaele Finzi, Graziadio Neppi, Bondì Zamorani.
  • 1848-49 Fra i 129 uomini arruolati dal conte Tancredi Mosti Trotti Estense, che formano il corpo dei Bersaglieri del Po e che combattono in Veneto nella prima guerra di indipendenza italiana, ci sono i volontari: Servadio Levi, Angelo Melli, Giona Forlì e Angelo Tedeschi. Altri ferraresi partecipano attivamente al governo della Repubblica Romana: Salvatore Hanau, poi esiliato dallo Stato pontificio proprio per questo motivo, Pacifico Cavalieri, Giuseppe Coen, Abramo Pesaro, presidente dell’Università Israelitica di Ferrara (questa è la denominazione di allora delle comunità ebraiche italiane), e Leone Carpi da Cento, poi deputato del primo Parlamento italiano.

 

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Autore

  • Federica Pezzoli
  • Sharon Reichel