Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Museo del Risorgimento e della Resistenza

Museo del Risorgimento e della Resistenza, ingresso. Fotografia di Paola Boccalatte, 2015

Il Museo del Risorgimento e della Resistenza si trova in corso Ercole I d'Este 19. Il nucleo originale, dedicato al Risorgimento, risale al 1903; la sezione sulla Resistenza documenta il periodo 1919-1945.

 


CORSO ERCOLE I D' ESTE 19

Inaugurazione: 16 Marzo 1903

Categorie

  • risorgimento | museo

Tag

  • Ferrara ebraica | Museomix

1. La fondazione

La partecipazione di Ferrara alla mostra del risorgimento italiano di Torino, nell’anno 1884, gettò le basi del museo del risorgimento di Ferrara. Gran parte dei documenti ferraresi esposti a Torino e poi alla mostra emiliana del 1888 a bologna erano stati raccolti da privati a opera della deputazione ferrarese di storia patria, alla quale erano in gran parte pervenuti in dono dal suo socio Gaetano Lodi. Tutto il materiale raccolto, insieme a quello che  costituiva la donazione, formò il nucleo originario del museo, mentre altri materiali furono messi a disposizione dalla pinacoteca e dalla sede dell’ateneo ferrarese presso palazzo dei diamanti.

L’apertura al pubblico del museo avvenne il 16 marzo 1903, in concomitanza con il 50° anniversario della fucilazione dei patrioti Succi, Malaguti e Parmeggiani. All’epoca, il museo aveva la sua sede al piano terra del palazzo dei diamanti, con alcune “sale di mostra”, l’archivio e la biblioteca che erano a disposizione degli studiosi. Durante il ventennio, in concomitanza con la mostra dei pittori  rinascimentali che venne inaugurata nel 1933, il museo è stato smantellato per lasciare spazio alla esposizione.

2. La ricostruzione dopo i bombardamenti

Il 6 giugno 1944, durante la seconda guerra mondiale, una bomba sganciata da un aereo, cadde sull’ala nord di palazzo dei diamanti, colpendo anche le soffitte dove i materiali del museo erano stati riposti, danneggiando gravemente i cimeli e soprattutto l’archivio e la biblioteca: tutto il materiale rimase sotto le macerie per oltre un anno, subendo anche le conseguenze degli agenti atmosferici. Solo a liberazione avvenuta si riuscì a porlo la riparo: dalle macerie furono tratti in salvo infatti i carteggi delle famiglie ferraresi, calcolati in 1036 carte, e oltre 500 opuscoli, di cui 402 messi subito a disposizione degli studiosi. Del fondo librario facevano parte circa 200 volumi, tutti bisognosi di restauro, e i 100 volumi dell’opera completa di Giuseppe Mazzini.

Il 1° ottobre 1954 l’amministrazione comunale di Ferrara, sindaco Luisa Gallotti Balboni, stabilì di riordinare i materiali di quello che venne chiamato “Primo risorgimento”, raccogliendo inoltre memorie e cimeli utili ad illustrare la resistenza, considerata come la seconda e conclusiva fase del processo risorgimentale. Vecchie e nuove raccolte vennero organizzate, riordinate ed esposte e in un giardino interno fu collocata parte della statua dedicata a vittorio Emanuele II, mentre una seconda parte, raffigurante l’Italia, fu posta a sovrastare il portone d’ingresso del museo. Il museo prese la denominazione di: Museo del Primo e del Secondo Risorgimento. Tale denominazione mutò negli anni ’70 del novecento assumendo quella attuale di Museo “del Risorgimento e della Resistenza”.

3. Documentazione e cimeli

Le due sale risorgimentali contengono cimeli garibaldini, del battaglione dei Bersaglieri del Po, dei martiri del 1853 e della fortezza adibita a prigione, abbattuta nel 1859 dalla ribellione popolare; bandiere, timbri, coccarde, carta moneta “patriottica”, ritratti fotografici e a stampa, stampe satiriche, relative anche al periodo della dominazione francese, in età napoleonica, a ferrara e celebrative, con iconografie e disegni spesso firmati da artisti importanti, busti in marmo dei principali protagonisti del risorgimento ferrarese e nazionale.

La sezione dedicata alla I Guerra Mondiale conserva cimeli e armi della prima guerra mondiale oltre a un vasto materiale cartaceo, costituito da numerosi documenti, fotografie, giornali del periodo, stralci di diari, proclami e manifesti che consentono di ricostruire e approfondire numerosi aspetti della realtà ferrarese durante la grande guerra.

La sala dedicata all’antifascismo e alla Resistenza conserva invece le bandiere delle brigate partigiane ferraresi e del Comitato Volontari della Libertà (cvl), bracciali di riconoscimento partigiani, fazzoletti, “divise” usate sia dai partigiani locali sia dai ferraresi impegnati nella resistenza all’estero, la medaglia d’oro al valor militare di Bruno Rizzieri, partigiano ferrarese ucciso in combattimento che diede il nome alla 35° Brigata Garibaldi di stanza nella città estense, armi, testimonianze di prigionia e deportazione. In particolare si espongono un pezzo di sapone ed un pezzo di filo spinato di un campo di concentramento, unitamente alla borraccia e ai dipinti e disegni di un internato militare. Cimeli di caduti partigiani e ricostruzioni dei principali momenti della repubblica sociale italiana nonché della deportazione degli ebrei e della partecipazione delle donne alla resistenza attraverso i gruppi di difesa della donna, integrano l’esposizione, che si avvale anche – così come nelle sale risorgimentali – di decine di “album” costituiti a scopo didattico negli anni ’70 con documenti originali e fotografie e una ampia raccolta di manifesti d’epoca che arrivano fino ai primi anni del secondo dopoguerra.

Sitografia

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara