Scheda: Luogo - Tipo: Vie e Piazze

Via Vignatagliata

Via Vignatagliata. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara

Via Vignatagliata è una delle più antiche strade della zona del ghetto.


Lat: 44.834066 Long: 11.620469

Costruzione: XV Sec. (1400-1499)

Notizie dal: 1624 - 1627
Istituzione del Ghetto

Notizie dal: 1848
Abbattimento dei cancelli del Ghetto

Notizie dal: 1938 - 1943
Sede della Scuola ebraica

Categorie

  • ghetto | via

Tag

  • Ferrara ebraica

Storia

Insieme a via della Vittoria forma la zona residenziale dell’area del ghetto, con piccoli palazzi, cortili interni e suggestivi balconi. Agli incroci con le attuali via Contrari e via San Romano si trovavano i cancelli che la notte venivano chiusi per separare la Comunità ebraica dal resto della cittadinanza.

Al numero 33 ha abitato il rabbino Isacco Lampronti, medico e studioso del Talmud.

Dal 1938 al 1943 al numero 79, nella sede dell’asilo della comunità, si sono svolte le lezioni della scuola ebraica aperta in seguito all’esclusione dei ragazzi dalle scuole pubbliche a causa della promulgazione delle leggi razziali.

Testimonianze

“Popolata quasi esclusivamente da Israeliti, pare derivata la sua denominazione dalla ‘Vigna’ che certo Iacobelli possedeva nelle vicinanze: ‘Vigna Tagliata’ poi distrutta, pare, nell’intendimento di erigere case ad altri figli d’Israele, tra noi immigrati”. (Melchiorri, p.162)

Nella letteratura

È proprio in via Vignatagliata, all’angolo con via Mazzini, che Giorgio Bassani colloca una delle scene più forti sul piano emotivo delle Cinque storie ferraresi, quando Geo Josz, protagonista del racconto che lo vede tornare nella sua città come unico sopravvissuto tra i deportati a Buchenwald della Comunità ebraica, schiaffeggia pubblicamente il conte Lionello Scocca, già spia per l’OVRA (l’Opera Vigilanza Repressione Antifascista, la polizia segreta dell'Italia del regime fascista dal 1930 al 1943 e nella Repubblica Sociale Italiana dal 1943 al 1945).

«Da principio l’accaduto sembrò inverosimile. Nessuno ci credeva. Non arrivarono a figurarsi la scena di un Geo che entrava senza sorpresa, col suo passo fiacco, dentro il campo visivo del conte Scocca fermo all'angolo di via Vignatagliata, e che poi, dopo essere prodotto in uno scatto da belva, raggiungeva le guance incartapecorite della vecchia carogna rediviva con due ceffoni secchi, durissimi, degni assai più di uno squadrista dei tempi di Balbo e compagni, come fu detto esplicitamente, che non di uno sfuggito alle camere a gas tedesche. […] Veniva quasi da dubitare non soltanto della fondatezza di ciascuna di esse, ma addirittura della realtà vera, oggettiva, di quel medesimo doppio schiocco, pam-pam, così pieno e sonoro, secondo la voce generale, da farsi udire per buona parte di via Mazzini: dall’angolo di piazza delle Erbe, laggiù in fondo, fino ad almeno il Tempio israelitico.»

(G. Bassani, Una lapide in via Mazzini, in Cinque storie ferraresi, in Opere, Il romanzo di Ferrara, Mondadori, Milano 2001, p. 109)

 

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara
  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara

Autore

  • Federica Pezzoli
  • Sharon Reichel
  • Barbara Pizzo