Scheda: Tema - Tipo: Storia

Politica di accoglienza estense

Una lapide sulla Scola spagnola di via Vittoria 41 ricorda l'accoglienza estense. Fotografia di Edoardo Moretti, 2015. © MuseoFerrara

In età estense vengono accolti a Ferrara gli ebrei espulsi dalla Spagna e dal Portogallo.

 


Inizio: 1492
Giungono a Ferrara le prime famiglie ebraiche cacciate dalla Spagna

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  • rinascimento | medioevo

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  • Ferrara ebraica

1. Storia

La presenza ebraica a Ferrara è documentata fin dal XIII secolo, sottolineata anche da una norma datata 1275 inserita negli statuti del 1287, per la quale il governo cittadino si obbliga all’osservazione dei capitula quae continentur in instrumento absolutionis et seu immunitatis facte Judeis ferrariensibus.

Agli ebrei ‘italiani’ i marchesi d’Este – da Nicolò III ai figli Leonello e Borso – accordano diversi privilegi e decreti riguardanti in special modo la condotta dei banchi di prestito, disposizioni che vengono rinnovate e aggiornate nel tempo. Fin dal primo trentennio del Quattrocento uno dei cardini della politica estense è l’apertura verso immigrati intraprendenti e laboriosi, al fine di dare sempre nuovi impulsi all’economia dello Stato. Alla fine del Quattrocento, sotto il governo del duca Ercole I (1471-1505), la politica di ospitalità si fa più decisa con il conseguente incremento della Comunità e l’integrazione ancor più compatta di famiglie ebraiche, grazie a un nuovo decreto che garantiva a famiglie sefardite cacciate dalla Spagna di esercitare le loro attività con amplissimi privilegi. La Comunità ebraica rimane saldamente ancorata a Ferrara fino al 1598, quando il Ducato torna allo Stato della Chiesa.

2. Ferrara estense: il “porto sicuro”

Nel 1492, mentre il duca di Ferrara Ercole I d’Este (al governo 1471-1505) da inizio ai lavori della grande addizione di Terranova che, su progetto del celebre urbanista Biagio Rossetti, avrebbe raddoppiato la superficie della città, i re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona cacciano, con pretesto discutibile, gli ebrei dalla Spagna. Il “decreto dell’Alhambra”, infatti, dispone l’ultimatum per la conversione al cattolicesimo sotto pena, entro soli quattro mesi, di abbandonare la terra spagnola. Ferrara si sta avviando a diventare la capitale di un esteso Ducato, ed Ercole è sicuro che l’arrivo di mercanti e artigiani può dare nuovo vigore all’economia degli Stati estensi. Decide così di invitare a Ferrara una ventina di famiglie ebraiche spagnole alle quali era stato permesso di sbarcare a Genova e che erano rimaste bloccate, senza cibo, sulla banchina del porto. Secondo la memoria popolare un ruolo importante nella vicenda è giocato dalla duchessa Eleonora d’Aragona, che appoggia la politica di ospitalità del marito, nella speranza che gli ebrei portino a Ferrara “commerci ed artigianato di lusso per produrre o importare stoffe preziose, ricami, gioielli” (Balletti 1930, p. 76).

Il ricordo delle due vicende si intreccia nel testo della lapide marmorea collocata cinquecento anni dopo, il 20 novembre 1992, in via Vignatagliata, a cura della Comunità ebraica, della Deputazione ferrarese di storia patria e della Ferrariaæ Decus: “Il 20 novembre 1492 il duca Ercole I d’Este proteso a trasformare mirabilmente il volto della sua capitale onde farne la prima città moderna europea, invitò gli ebrei esuli dalla Spagna a trovare in Ferrara una nuova ospitale Patria e ad apportarvi il contributo del loro ingegno”.

Pochi anni dopo, nel 1497, si assiste alla conversione forzata degli ebrei portoghesi: i cristãos novos (conversos di origine ebraica) cercano in ogni modo di lasciare la penisola iberica, riversandosi perlopiù ad Anversa che, nel tempo, diventa non solo “il centro di distribuzione delle spezie, ma anche il punto di accoglimento e di smistamento dei cristãos novos verso paesi ospitali” (Di Leone Leoni 2000, p. 286). È il tempo del duca Ercole II (al governo 1534-1559), desideroso di imitare l’esempio di Anversa per inserire i suoi Stati nello scacchiere del commercio internazionale. Egli incarica il mercante Gerolamo Maretta di recarsi nella città fiamminga, ufficialmente per acquistare merci e cavalli, ma con il vero incarico di contattare mercanti portoghesi, alcuni dei quali dicono di essere pronti a trasferirsi a Ferrara, con la garanzia, però, di poter tornare all’ebraismo e di non essere indagati per motivi religiosi. Il decreto emanato dal duca nel 1538 li rassicura: sarebbero stati “salvi e sicuri”, e a Ferrara nessuno si sarebbe interessato del loro modo di fare. Nonostante l’entusiasmo e il desiderio di trasferirsi a Ferrara, i portoghesi di Anversa temono il lungo viaggio attraverso paesi ostili, terre dell’imperatore Carlo V, “ossessionato dall’idea che gli Uomini della Nazione portassero in Turchia la tecnologia ed i ‘segreti’ dell’Occidente cristiano” (ivi, pp. 286-287). Per aggirare il problema e la polizia imperiale, il duca Ercole cerca invano la strada della diplomazia e dei salvacondotti, risolvendo poi di affidarsi a una rete clandestina di salvataggio che organizza la partenza dei cristãos novos dal Portogallo ad Anversa e da qui a Ferrara, ultima tappa raggiunta da centinaia di marrani. Ai nuovi arrivati è concessa larga autonomia giuridica e amministrativa (1542) e subito si mettono in affari con la Camera ducale, sulla scia della volontà ducale di trasformare la sua città in una capitale mercantile da includere nelle rotte commerciali tra Oriente e Occidente.

Ancora, trovano rifugio a Ferrara ebrei tedeschi (1530), gli esiliati dallo Stato pontificio (1569), quelli che fuggivano dal Ducato di Milano e da Napoli (1589).

Altre vicende – tra cui la peste e decreti imperiali di espulsione – segnano la quotidianità, ma la città estense rimane per gli ebrei il “porto sicuro” dove attracca la nave che ha attraversato il mare in tempesta raffigurata nel frontespizio delle Biblia Española, uscita dai torchi ebraici a Ferrara nel 1553.

3. Testimonianze

“Nel 1492, per le crudeli e dissennate espulsioni degli Ebrei dalla Spagna e dal Portogallo, un buon numero di loro cercò in questa città [Ferrara] un benefico rifugio, e ve l’ebbe per la mitezza del Governo Estense, patrocinatore del libero esercizio del culto Giudaico, e per la bontà della popolazione. Essi furono accolti da questi loro fratelli di religione colla maggior dimostrazione di affetto per diminuire loro l’amarezza dell’abbandono delle rispettive patrie, dei disagi e dei danni sofferti”. (Pesaro 1878-1880, p. 16)

“Nel 1543 papa Paolo III visitò Ferrara. Fu probabilmente in questa occasione che il duca [Ercole II] lo interpellò sul problema della religione dei cristãos novos e sulla validità del battesimo che era stato loro imposto con la forza. Secondo una cronaca conservata alla Biblioteca Apostolica Vaticana [Barb. Lat. 1369, Cronaca anonima, c. 179r] il papa avrebbe affermato di ‘tenere quella gente per hebrei et non per christiani’ approvando così la decisione del duca ‘che detti portoghesi nel suo Stato potessero vivere da Hebrei liberamente”. (Di Leone Leoni 2000, p. 288)

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara