Scheda: Tema - Tipo: Storia

Banchi di pegno

Banco della Ripa, tra via Ripagrande e corso Porta Reno. Fotografia di Edoardo Moretti, 2015. © MuseoFerrara

In età estense operano a Ferrara tre banchi di prestito su pegno, situati in zone strategiche per la vita economica della città.


Inizio: XIII Sec. (1200-1299)

Categorie

  • rinascimento | medioevo

Tag

  • Ferrara ebraica

1. Storia

In tutto lo Stato estense l’origine delle Comunità ebraiche è legata alla gestione dei banchi di prestito, documentata a Ferrara fin dal XIII secolo. Alla fine del XV secolo “la presenza degli ebrei locali era ancora regolata dalle condotte dei banchi che stabilivano, insieme alle modalità con cui i banchieri dovevano esercitare il prestito, l’importo del tributo dovuto alla Camera Ducale ed i privilegi accordati alla Comunità Ebraica. La condotta e con essa, almeno teoricamente, anche il permesso di residenza aveva durata variabile, per lo più di dieci anni, ed alla sua scadenza doveva essere rinegoziata” (Leoni 2000, p. 278). Gli ebrei spagnoli che arrivano a Ferrara nel 1492 accolti dai duchi Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona godono di privilegi più ampi rispetto agli ebrei italiani: il decreto ducale a favore degli ebrei spagnoli non ha scadenza, essi non devono pagare tasse, possono creare compagnie mercantili e società sia con gli ebrei italiani sia con i cristiani, possono appaltare la riscossione dei dazi ed esercitare ogni mestiere. L’abilità dei mercanti e degli artigiani sefarditi avrebbe rinforzato l’economia del Ducato, aperta agli immigrati fin dal 1435, con il marchese Nicolò III (1383-1441).

Nel Quattrocento e nel Cinquecento operano a Ferrara tre banchi, situati strategicamente nei luoghi cardine della vita economica della città: il banco della Ripa prende nome dall’omonima strada, presso il porto di San Paolo, dove l’attuale via Ripagrande incrocia l’odierno corso Porta Reno (già via di San Paolo); il banco dei Sabbioni affaccia sull’omonima via (ora Mazzini), a un passo dalla piazza, nell’edificio dove sorgerà nel 1481 la sinagoga; il banco dei Carri è all’incrocio della strada di San Gregorio (ora via Cammello) e la via Grande (via Ripagrande, in questo tratto via Carlo Mayr), in un edificio a lungo proprietà della famiglia cristiana Carri. È detto anche a la "bocha del Canal", denominazione che ricorda il fitto reticolo di canali a nord dell’antico abitato.

2. La gestione e l’organizzazione

L’anonimo Libro del Prestatore suggerisce la collocazione del banco nella zona più vitale della città, con l’entrata piuttosto ridotta per impedire eventuali irruzioni e protetta da una tenda per garantire la riservatezza; l’interno deve essere illuminato e dotato di una bilancia ben tarata. In un’altra stanza attigua dall’accesso strettissimo sono sistemati i beni trattenuti in pegno.

Da un decreto di Borso d’Este del 1454 sappiamo che la gestione dei singoli banchi è nelle mani di uno o più soci ‘prestatori principali’. “In ogni caso, chi assumeva la conduzione di un banco, sia che si trattasse di un banchiere isolato o di una compagnia di mercanti-prestatori, aveva il diritto di designare uno o più soci aggiuntivi” e di assumere personale. Spesso i soci del banchiere provengono da altre città, formando compagnie “intestatali o intercomunali” che offrono garanzie di sicurezza grazie alla partizione del rischio. “[...] la gestione delle aziende di credito richiedeva la presenza di massari, fattori, cassieri, impiegati, sorveglianti ed inservienti. La famiglia del banchiere dava lavoro ad alcuni domestici, a un maestro di scuola e spesso ospitava, per mecenatismo o per ragioni di prestigio, un Rabbino che officiava nella sinagoga privata del banchiere e all’occorrenza fungeva da consigliere legale. Spesso faceva parte del gruppo anche un maestro di musica e di danza”. (Leoni 2000, pp. 279-282).

I titolari dei banchi provengono da famiglie da tempo stabilite a Ferrara o in altre località dello Stato estense, come i Norsa, i Finzi e, più tardi, i Fano. I banchieri ebrei non temono la concorrenza del Monte di Pietà, creato nel 1507, tanto che al piccolo prestito su pegno per le classi meno abbienti si affianca un’altra specializzazione: il credito di esercizio, rivolto al finanziamento anche a lungo termine di artigiani, commercianti e agricoltori. Verso la metà del XVI secolo i banchieri ebrei di Ferrara finanziano anche i colleghi di altre città, così come piccole e medie compagnie mercantili formate da ebrei italiani e tedeschi e, a volte, portoghesi. Leone di Gadilia Nigro-Yahia da Lisbona ottiene nel 1529 la condotta del banco di Massa Fiscaglia, grazie a privilegi già concessi e confermati dal duca Alfonso I (al governo 1505-1534).

3. Tra Sei e Settecento

Il senso di precarietà che aveva accompagnato le attività nel Quattrocento, poi sopito nel Cinquecento, si ripresenta nel 1598, all’atto della devoluzione di Ferrara allo Stato della Chiesa, momento che trova la Comunità ebraica impaurita e piena di incertezze, per acuirsi ancor più tra il 1624 e il 1627, con la creazione del Ghetto. Chi abita in città fuori da quel recinto deve abbandonare case e attività, compresi i Budrio, gestori del banco dei Carri e i Rossi del banco della Ripa, che trovano nuova sistemazione nella strada di Gattamarcia (via Vittoria), dove si trasferiscono conservando la ‘ditta’ originale.

L’importanza dei banchi feneratizi condotti da ebrei rimane tale nel Settecento, a dispetto delle pesanti restrizioni imposte, in appoggio di aristocrazia e popolo. Solo per fare un esempio, nel 1779 il Banco Coen gestiva la riscossione degli affitti dei beni immobili di proprietà del priorato di San Romano, utilizzando “addirittura ricevute predisposte a stampa a Credito di Sua Eminenza Rev.ssima il Sig. Cardinale Guido Calcagnini Vescovo d'Osimo, e Cingoli, e Moderno Priore Commendatario del Priorato suddetto, e di San Pietro di Coparo... ancora una volta l’autorità ecclesiastica si assolveva dell’utilizzo dei prestatori ebrei, nascondendosi dietro la formula commodatis et necessitatis utilizzata da papa Niccolò. [...] La professione aveva gradualmente assunto un proprio ruolo riconosciuto anche a livello sociale [...]” (Graziani Secchieri 2000, p. 24).

Luoghi correlati

Temi correlati