Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Complesso di via Mazzini

Complesso di via Mazzini 95. Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara

Il complesso di via Mazzini racchiude la storia della Comunità ebraica ferrarese. È l’unico in Italia che veda la presenza ininterrotta di una Comunità ebraica dal XV secolo. Ospita tre sinagoghe, gli uffici della Comunità e il Museo ebraico. Attualmente è chiuso per restauri a causa degli effetti del sisma del 2012.

 


VIA GIUSEPPE MAZZINI 95

Notizie dal: 1470
Acquisto dell'edificio da parte di Angelo da Rimini

Notizie dal: 1485
Lascito di Ser Mele

Realizzazione: XVII Sec. (1600-1699)
Realizzazione dell'Oratorio Fanese

Realizzazione: 1603
Realizzazione della Sinagoga tedesca

Notizie dal: Febbraio 1944
Sequestro dell’edificio da parte dei nazi-fascisti

Restauro: 1991 - 1999

Categorie

  • oratorio | istituto religioso | ufficio | museo | sinagoga

Tag

  • Ferrara ebraica

1. L'edificio

All’esterno il complesso si distingue dagli altri edifici solo per le due lapidi apposte dopo la seconda guerra mondiale in ricordo delle vittime delle deportazioni. I mattoni tipici delle facciate di tante case ferraresi nascondono una struttura interna labirintica fatta di scale e corridoi, che rispecchia la densità abitativa del Ghetto, mentre l’armoniosa combinazione dei diversi stili riflette il succedersi dei successivi ampliamenti nelle varie epoche.

I due piani dell’edificio fino alla seconda guerra mondiale hanno ospitato, unico caso in Italia, tre sinagoghe: il Tempio italiano, la Sinagoga di rito tedesco e l’Oratorio fanese. Qui avevano sede anche il Tribunale rabbinico, l’archivio storico e la biblioteca.

Appena entrati ci si trova di fronte il cortile di forma rettangolare, con due colonne in marmo bianco di recente collocazione che sono utilizzate come supporti per la tradizionale capanna allestita ogni anno in autunno per la festa di Sukkot (Capanne). Sulla parete di sinistra e nei pressi dello scalone si possono notare alcune elemosiniere non più in uso: una è datata 1672, una seconda e una terza 1656, un’altra 1652 e l’ultima 1741. Su una delle pareti di fondo poi è situata una fontana in marmo rosso, usata per il lavaggio delle mani prima di entrare in sinagoga, risalente al 1593 e dedicata a Elisha Finzi.

2. Dalle origini a Ser Mele

La storia ebraica dell’edificio di via Mazzini inizia quando nel 1407 Niccolò III concede al prestatore Angelo del fu Manuele da Rimini di acquistare due case contigue in contrada San Clemente sulla via dei Sabbioni (attuale via Mazzini). I locali non hanno solo la funzione di abitazione e di banco dei pegni: all’interno si trova anche un oratorio usato da alcuni ebrei ferraresi, che fin dal XIII secolo hanno ottenuto dalle autorità la concessione di esercitare i propri riti.

Il riconoscimento dell’oratorio di via dei Sabbioni come sinagoga di tutti gli ebrei di Ferrara, che si differenzia così dai lavacri e dagli oratori di famiglia, si trova in un atto dell’Ufficio dell’Inquisizione del 1457.

3. Il lascito di Ser Mele e gli ampliamenti

È Ser Mele del fu Salomone da Roma a garantire la stabilità della sinagoga e degli altri locali di via Sabbioni. Nell’ottobre del 1485 con un lascito testamentario dona l’edificio, acquistato quattro anni prima, con il suo contenuto alla Comunità, vietando qualsiasi alienazione, a condizione che al suo interno continui a esistere un luogo comune riservato al rito.

Negli anni Settanta del XVI secolo la sinagoga italiana viene ampliata raggiungendo le dimensioni definitive e nel 1603 al primo piano trova nuova collocazione la sinagoga di rito tedesco, che fino a quel momento si trovava in via Gattamarcia (attuale via della Vittoria). Nel XVII secolo viene poi realizzata anche la Scola Fanese.

4. La seconda guerra mondiale e il dopoguerra

La plurisecolare presenza ebraica nello stabile di via Mazzini è bruscamente interrotta nel 1944, quando nel mese di febbraio, le autorità della Repubblica Sociale Italiana dispongono il sequestro dell’edificio e la Guardia di Finanza compila l’inventario di tutto ciò che vi è contenuto: è l’ultima descrizione di quel patrimonio religioso e culturale intatto. Nel settembre del 1944, infatti, i fascisti saccheggiano e danneggiano le sinagoghe e gli altri locali.

Con la Liberazione i sopravvissuti alle persecuzioni tornano nell’edificio vuoto e devastato. Con mezzi di fortuna si riapre la sinagoga tedesca, mentre quella italiana non viene più adibita al culto, a eccezione di una solenne commemorazione in memoria delle vittime delle persecuzioni nei giorni del Kippur del 1945.

Solo all’inizio degli anni Novanta del Novecento, anche grazie a contributi statali, sono intrapresi importanti lavori di restauro e di consolidamento che permettono di recuperare gli spazi storici di pertinenza degli uffici della Comunità, della cosiddetta “sala dei prestatori” o delle assemblee e dell’archivio storico.

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara