Scheda: Luogo - Tipo: Vie e Piazze

Via Mazzini

Via Mazzini (già via dei Sabbioni). Fotografia di Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara

Già via dei Sabbioni, è l'arteria principale dell'insediamento della comunità ebraica. Al civico 95 si trova il complesso delle sinagoghe, ancor oggi sede della Comunità Ebraica.


Lat: 44.834355 Long: 11.621799

Costruzione: XV Sec. (1400-1499)

Notizie dal: 1624 - 1627
Istituzione del Ghetto

Notizie dal: 1848
Abbattimento dei cancelli del Ghetto

Categorie

  • ghetto | via

Tag

  • Ferrara ebraica

Storia

Sul lato sinistro di piazza Trento e Trieste inizia via Mazzini, originariamente via dei Sabbioni, così denominata dalla sabbia con la quale la si rendeva maggiormente praticabile nelle stagioni piovose o più verosimilmente dall’uso di cospargerla di sabbia in occasione dei giochi pubblici.

Dall’inizio del Quattrocento diventa la via principale della zona di residenza della Comunità ebraica, che si concentra all’interno del quadrilatero formato appunto da via Mazzini, via della Vittoria e via Vignatagliata. Mentre queste ultime sono principalmente aree abitative, su via Mazzini si affacciano le botteghe e le attività degli ebrei ferraresi. Ancora oggi gli edifici si caratterizzano per le vetrine che danno sulla via e per essere tutti accostati l’uno all’altro, formando un’unica, lunga facciata, mentre all’interno rivelano cortili che permettono l’accesso ad altri edifici, che non si affacciano sulla strada principale.

Nella letteratura

Il nome di questa importante via del centro storico ferrarese e del ghetto ebraico è ricorrente nell’opera di Giorgio Bassani e compare finanche nel titolo della terza delle Cinque storie ferraresi, Una lapide in via Mazzini, le cui pagine ne custodiscono una descrizione letteraria che ben restituisce il suo aspetto e una certa sua atmosfera.

«A riferirne per iscritto c’è caso che la scena possa risultare abbastanza incredibile e romanzesca. E del resto sono io medesimo a dubitare della sua realtà ogni qualvolta la penso nella cornice da noi così usuale e familiare di via Mazzini: di quella via, cioè, che, partendo da piazza delle Erbe e fiancheggiando il quartiere dell’ex ghetto – con l’Oratorio di San Crispino all’inizio, le strette fessure di via Vignatagliata e di via Vittoria a mezzo corso, la facciata di cotto rosso del Tempio israelitico un poco più avanti, nonché, lungo l’intero suo sviluppo, con le fitte schiere contrapposte dei suoi innumerevoli fondachi, negozi e negozietti –, funziona ancora oggi da tramite fra il nucleo più antico di Ferrara e la parte rinascimentale e moderna della città. Immersa […] nel silenzio del primo pomeriggio, un silenzio interrotto a larghi intervalli dagli echi di spari lontani, via Mazzini appariva vuota, deserta, intatta.» (G. Bassani, Una lapide in via Mazzini, in Cinque storie ferraresi, in Opere, Il romanzo di Ferrara, Mondadori, Milano 2001, p. 85)

 

Il ghetto

In quanto luogo di insediamento storico degli ebrei ferraresi l’area viene scelta dal governo pontificio come zona per la collocazione del ghetto cittadino tra il 1624 e il 1627. Data la sua centralità, la delimitazione del ghetto avviene attraverso la posa di cinque portoni, che vengono aperti all’alba e chiusi al tramonto: due agli estremi di via Mazzini, due alle estremità di via Vignatagliata e uno all’incrocio di via della Vittoria con via Ragno.

Tra Settecento e Ottocento la storia del ghetto di Ferrara diventa movimentata: per due volte i portoni vengono divelti e poi rimessi al loro posto a spese della Comunità ebraica. Solo nel 1848 sono definitivamente abbattuti segnando l’inizio dell’età dell’emancipazione a Ferrara.

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara
  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara

Autore

  • Federica Pezzoli
  • Sharon Reichel
  • Barbara Pizzo