Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Palazzo delle Poste e Telegrafi

Facciata delle Poste Centrali, vista da Viale Cavour

Eretto tra il 1927 e il 1929, dall’inaugurazione, avvenuta il 2 giugno 1930, l’edificio assolve ancora oggi alla funzione originale. È esemplare del patrimonio novecentista ferrarese, di notevole interesse sia sul piano architettonico sia su quelle decorativo.

 


VIALE CAVOUR 27

Costruzione: 1927 - 1929

Categorie

  • edificio pubblico

Tag

  • Poste centrali | Palazzo delle poste | Angiolo Mazzoni | Ferrara città del Novecento

Storia dell'edificio

La costruzione di questo Palazzo occupò una vasta area situata all’angolo tra via degli Spadari e viale Cavour, principale arteria di collegamento tra il centro e la stazione ferroviaria.

Anticamente sull’area occupata dal Palazzo delle Poste vi insisteva il convento di San Domenico, fondato nel XIII secolo e trasformato in caserma militare durante l’occupazione napoleonica, destinazione che mantenne anche sotto il demanio dello Stato Italiano. Nel 1925 la municipalità di Ferrara acquistò l’edificio e l’intera area per cederne una parte al Ministero delle Comunicazioni, al fine di poter costruire un nuovo palazzo delle Poste, in sostituzione di quello ormai inadeguato situato sul corso della Giovecca.

Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi fu realizzato dal 1927 al 1929 su progetto di Angiolo Mazzoni, architetto e ingegnere del Ministero delle Comunicazioni e mantiene tuttora la sua funzione originale.Come ricordato il 2 giugno 1930 dal «Corriere Padano», il Palazzo delle Poste fu inaugurato il 1° giugno 1930 «alla presenza del progettista e da alte personalità come S.E. Italo Balbo, il podestà di Ferrara Renzo Ravenna e S.E. Pierazzi, Sottosegretario al Ministero delle Comunicazioni.»

 

Descrizione dell'edificio

Il giovane Mazzoni, di fronte a uno dei suoi primi progetti - il secondo per l’esattezza, dopo la stazione ferroviaria del Brennero -, si trovò privo di quella necessaria libertà inventiva, costretto come fu dalle imposizioni di Italo Balbo e Renzo Ravenna, che volevano un edificio che con la sua monumentalità potesse inserirsi e riferirsi in maniera assoluta nel paesaggio architettonico ferrarese. Il Castello Estense fu una suggestione imprescindibile per Mazzoni, che ne trasmise nel nuovo progetto la complessità volumetrica e le declinazioni materiche e cromatiche. Il controllo sull’opera architettonica, per conto di Balbo e Ravenna, fu svolto in maniera rigorosa dall’ingegnere Ermanno Tedeschi, direttore dei lavori.

L’edificio ha un impianto a “V”, determinato dalla convergenza di due corpi asimmetrici intorno a un grosso corpo costituito dall’ingresso principale e dalla sala per il pubblico a pianta basilicale absidata. Elemento caratterizzante è la collocazione dell’ingresso principale, concepito quasi come un terzo fronte, sull’angolo situato sull’incontro dei due lati di via degli Spadari e di viale Cavour. Completamente rivestito in tutta la sua altezza prospettica di marmo bianco proveniente dalle cave vicentine di Spagnago, tale ingresso rivela la sua classicità monumentale ponendosi come un antico arco trionfale romano a tre fornici e ricco di decorazioni.

La caratteristica dei contrasti cromatici degli antichi edifici ferraresi è riletta nel Palazzo delle Poste nell’accostamento del cotto rosato delle fornaci ferraresi con il marmo “biancone” di Spagnago e sottodavanzali di marmo verde, sempre proveniente dalle cave vicentine.

I due prospetti principali sono coronati da un alto cornicione in marmo, sostenuto da una dentellatura continua. Dei due prospetti è certamente più interessante quello che affaccia su viale Cavour, articolato in un’aggregazione di volumi di diversa altezza che forma nella sua totalità un insieme composito. Il marmo bianco torna nei barbacani di sostegno, nel balcone sull’angolo del corpo a torre, che chiude il prospetto su viale Cavour, per continuare a coprire completamente il corpo basso che si chiude con una piccola loggia. Nei prospetti tergali Mazzoni lascia l’eclettismo classicista dei fronti principali per adeguarsi a concetti di sapore protorazionalista.

Gli interni del salone del pubblico esprimono nella raffinatezza dei loro elementi un pronunciato gusto “déco”. Le pareti sono rivestite di lastre di marmo rosato e le porte contornate da stipiti di marmo beige, entrambi provenienti dalle cave vicentine di Spagnago. I mobili disegnati da Mazzoni furono eseguiti dalla falegnameria ferrarese “Fratelli Santini”. A Napoleone Martinuzzi, a quel tempo direttore artistico della Società Soffiati Muranesi Venini e C. qui in veste di arredatore, scultore e plasticatore dalla straordinaria qualità operativa, va la raffinata ideazione déco della decorazione degli interni.

L’edificio eccelle, oltre che dal punto di vista architettonico, anche in tutti i suoi elementi decorativi.

Tra i numerosi, si segnala il raffinato bassorilievo a stucco sopra la porta d’ingresso del salone del pubblico, di gusto déco, raffigurante un tema mitologico caro alla città di Ferrara e alle sue acque e principalmente al fiume Po: il mito di Fetonte, che Arrigo Minerbi aveva poco prima citato, nella scultura Il Po e i suoi affluenti posta sul prospetto principale dell’Acquedotto monumentale (1928), e che Achille Funi, in collaborazione a Felicita Frai, riprenderà più tardi, nel ciclo di affreschi Il Mito di Ferrara nella sala dell’Arengo del Palazzo Municipale (1934-38).

Sempre ai miti fondativi ferraresi appartiene San Giorgio, protettore della città reinterpretato all’esterno dell’edificio dalla scultura di Martinuzzi.

Patrono dei postelegrafonici è invece San Cristoforo, cui è dedicata la decorazione pittorica posta su una parete dello scalone direzionale, realizzata dal pittore bolognese Giannino Lambertini, come quelle presenti nel sacello esterno collocato all’estremità occidentale dell’edificio.

 

Collocazione nel contesto urbano

Il Palazzo delle Poste è uno degli edifici più interessanti dal punto di vista architettonico della Ferrara novecentesca. Alla sua inaugurazione fu tuttavia accusato da autorevoli critici di essere una costruzione calata nel contesto urbano in maniera pesante e allo stesso tempo di non aver avuto la capacità di inserirsi nella tradizione architettonica e decorativa ferrarese. Nello Quilici, allora direttore del «Corriere Padano», lo qualificò come «un oggetto anomalo e sconosciuto, caduto a Ferrara da un altro mondo: una “balena” posatasi inopinatamente di fronte all’area dei giardini» (in C. Bassi, Ferrara. Lessico di architettura, Corbo, Ferrara 2005, p. 217).

Si trova sul principale asse viario cittadino nonché vetrina ferrarese del Novecento, viale Cavour, di cui parte integrante di viale Cavour: è poco distante dal cosiddetto Quadrivio Novecentista di Largo Antonioni, oltre che dal Palazzo Municipale, dal Palazzo dell’I.N.A. e da quello delle Assicurazioni Generali, oltre che dal Castello Estense.

 

L'edificio negli itinerari turistici

È inserito nell’itinerario di architettura moderna di Ferrara terra e acqua, portale turistico ufficiale della provincia di Ferrara (http://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/architettura-moderna/palazzo-delle-poste) e nell’itinerario Ventennio: le città sulla via Emilia e la Romagna del Segretariato Regionale per l’Emilia Romagna del MiBACT (http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/3/125).

A livello comunale, è parte dell’itinerario Ferrara città del Novecento.

 

Note

Scheda a cura di Barbara Pizzo e Ulisse Tramonti

 

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Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara