Scheda: Soggetto - Tipo: Persona

Renzo Ravenna (Ferrara, 1893-1961)

Renzo Ravenna. Fotografia tratta da Rivista di Ferrara, n. 10, a. I, ottobre 1933.

Renzo Ravenna è stato podestà di Ferrara dal 1926 al 1938. Amico del quadrumviro Italo Balbo, è non solo il primo podestà italiano di origine ebraica, ma anche l’unico ebreo ad aver rivestito questo ruolo durante il Fascismo.


Nascita: 1893

Date note sulla vita: 1924
Iscrizione al Partito Nazionale Fascista

Date note sulla vita: 1926
Nomina a Podestà di Ferrara

Date note sulla vita: 1938
Dimissioni dalla carica di Podestà

Attività: 1943
Fuga in Svizzera

Attività: 1945
Rientro in Italia

Morte: 1961

1. L'avvocato

L’avvocato Renzo Ravenna nasce a Ferrara nel 1893 in una fra le famiglie più antiche della Comunità ebraica. Inizia l’Istituto tecnico, ma poi convince il padre a iscriverlo al Liceo Ariosto. Fra la piazza Ariostea e la Palestra Ferrara conosce e stringe una profonda amicizia con il giovane Italo Balbo, futuro gerarca del Fascismo. Nel 1912 si arruola volontario e l’anno successivo si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Ferrara. Nel periodo che precede l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, Renzo Ravenna come molti suoi coetanei è un convinto interventista e una volta chiamato al fronte scala rapidamente la gerarchia militare grazie alle sue competenze e al suo spiccato senso pratico. Tornato nel 1919, si laurea in giurisprudenza e inizia a esercitare come avvocato civilista specializzato in diritto commerciale. A partire dagli anni Venti ricopre incarichi pubblici di sempre maggior rilievo e diviene il segretario della ANC, l’Associazione Nazionale Combattenti.

2. L’adesione al Fascismo e l’incarico di Podestà

Renzo Ravenna si iscrive al Partito Nazionale Fascista nel 1924, ma già nelle elezioni del 1920 figura fra i candidati del Blocco nazionale. Il suo può essere considerato un esempio di quel raggruppamento sociale formato da piccola e media borghesia cittadina, senza distinzioni fra ebrei e non ebrei, che si stringe intorno al regime. A questo va aggiunta la componente dell’amicizia che lo lega a Italo Balbo. Tra l’ottobre del 1925 e l’estate del 1926 Renzo Ravenna segue a Roma Italo Balbo, ora sottosegretario all’economia nazionale. Mentre si trova nella capitale, viene approvata la legge che sostituisce le amministrazioni locali elette con la nomina dei Podestà: figura che rimane in carica per 5 anni e accentra in sé tutte le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio comunale, nominata per regio decreto dietro proposta del Prefetto al Ministero dell’Interno. Renzo Ravenna è subito il candidato per Ferrara, anche perché nel 1926 il prefetto riceve una missiva in cui Balbo esprime la volontà “del fascismo ferrarese affinché io nomini il commendator Renzo Ravenna”, l’unico su cui ha potuto fare affidamento dopo l’omicidio Matteotti perché “il fascismo ferrarese non si sgretolasse” (Pavan 2006, p. 47). È in questo frangente che si fa per la prima volta menzione della sua confessione religiosa, come una questione da risolvere. Renzo Ravenna viene in ogni caso nominato Podestà con Regio decreto il 16 dicembre 1926: è il primo di origine ebraica e l’unico ebreo ad aver rivestito questo ruolo.

3. Il Podestà ebreo

Renzo Ravenna, una volta insediatosi, non procede a epurazioni fra il personale amministrativo rendendo chiara la politica della sua gestione: privilegiare la professionalità all’appartenenza politica. La sua amministrazione si caratterizza per l’ampio programma di opere pubbliche e la promozione culturale della città. In quest’ampia opera di riqualificazione urbanistica ha un ruolo fondamentale l’architetto Ciro Contini. In quegli anni viene istituito il Museo Archeologico Nazionale di Spina, il Museo dell’Opera del Duomo, il museo dedicato a Boldini, il tutto nell’ambito di una politica volta ad esaltare l’appartenenza alla città tramite il recupero della sua storia e delle sue tradizioni. Si deve al Podestà Renzo Ravenna anche la realizzazione nel 1933 della celebre esposizione sulla pittura ferrarese del Rinascimento che ispira il saggio di Roberto Longhi “L’officina ferrarese”. Nel 1934 arriva però la richiesta, da parte del capo di gabinetto del Ministero dell’Interno in rappresentanza di Mussolini stesso, di sostituire Renzo Ravenna con un podestà cattolico in quanto la cittadinanza sarebbe scontenta di avere un podestà di religione israelitica. Renzo viene difeso da Italo Balbo e dallo stesso Prefetto e riconfermato nel suo ruolo a scadenza del mandato nel 1935. La situazione degenera nel 1938: a marzo di quell’anno, pochi mesi prima dell’avvio ufficiale della persecuzione razziale, Renzo Ravenna viene costretto a dare le proprie ‘spontanee’ dimissioni: alla cerimonia con la quale lascia l’incarico partecipano tutte le autorità cittadine, ecclesiastiche, politiche e pubbliche, a dimostrazione della stima e del rispetto dei cittadini.

4. La fuga in Svizzera

Con l’emanazione delle Leggi Razziali, la vita privata e professionale di Renzo Ravenna non subiscono particolari cambiamenti, anche perché nel 1939 viene accolta la sua istanza di discriminazione, estesa alla moglie e ai figli. Lo spartiacque per la famiglia Ravenna è l’8 settembre 1943: già da qualche tempo si erano trasferiti in campagna, meno soggetta ai bombardamenti; l’occupazione tedesca e l’instaurazione della Repubblica Sociale, li portano a scegliere la via della fuga in Svizzera. Il 20 novembre raggiungono il confine e vengono condotti in un campo di raccolta vicino a Bellinzona. Renzo Ravenna e il figlio Paolo vengono separati dalla moglie Lucia Modena, che rimane insieme ai due figli più piccoli, e condotti in diversi campi profughi. Nel giugno 1944 a Losanna, Renzo Ravenna da vita al Comitato di soccorso per i deportati italiani politici e razziali che inizia la raccolta dei dati anagrafici relativi ai deportati e di notizie sulla loro sorte.

5. Il Dopoguerra

Alla fine della guerra la famiglia è ancora divisa e il rientro in Italia è tutt’altro che facile. Dopo essere tornato a Ferrara con i familiari, Renzo Ravenna non ritrova quasi nessuno della propria famiglia d’origine e deve subire un processo per la sua passata appartenenza al partito fascista, che si conclude però con l’assoluzione. Può così riprendere la professione di avvocato, aiutato dal 1950 dal figlio Paolo, divenuto avvocato a sua volta. Negli anni Sessanta la figura di Renzo Ravenna torna alla ribalta grazie ai numerosi riconoscimenti conferitigli per il suo impegno per la valorizzazione culturale di Ferrara e soprattutto per l’istituzione del Museo Archeologico Nazionale di Spina, che in quegli anni viene arricchito con i reperti provenienti dalle nuove campagne di scavi presso Valle Pega. È il figlio Paolo a ritirare gli ultimi riconoscimenti, dopo la morte del padre, avvenuta nel 1961.

Temi correlati

Soggetti correlati