Scheda: Soggetto - Tipo: Persona

Paolo Ravenna (Ferrara, 1926-2012)

Paolo Ravenna. Foto archivio Paolo Ravenna. © Archivio Paolo Ravenna

Paolo Ravenna, avvocato, si contraddistingue per l’impegno in direzione del recupero e della diffusione della storia della comunità ebraica ferrarese e dall’azione nel campo della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.


Nascita: 06 Marzo 1926

Date note sulla vita: 1978 - 2003
Presidente della Sezione di Ferrara di Italia Nostra

Date note sulla vita: 1981 - 2003
Consigliere nazionale di Italia Nostra

Morte: 11 Novembre 2012

Categorie

  • intellettuale | avvocato

Tag

  • Ferrara ebraica

1. L’infanzia e la seconda guerra mondiale

Paolo Ravenna nasce a Ferrara il 6 marzo 1926, in una delle famiglie più antiche della Comunità ebraica, secondogenito di Renzo Ravenna, che alla fine di quell’anno viene nominato podestà di Ferrara. La sua vita scorre tranquilla fino al 1938, quando il padre viene costretto alle dimissioni e lui e i fratelli sono espulsi dalle scuole cittadine a causa delle leggi razziali. Il fratello maggiore Tullio Ravenna è costretto ad emigrare a Friburgo in Svizzera per iscriversi all’università, mentre Paolo Ravenna e la sorella minore Donata iniziano a frequentare la scuola ebraica di via Vignatagliata. Nel novembre 1943 la famiglia Ravenna decide di tentare la fuga in Svizzera: dopo una breve permanenza in un primo campo di raccolta vicino Bellinzona, vengono separati e Renzo e Paolo vengono trasferiti a Lugano, mentre Lucia Modena con i due figli più piccoli viene condotta al campo femminile di Rovio. Si riuniscono a dicembre 1943, ma le difficoltà quotidiane della vita in esilio impongono ai coniugi Ravenna di mandare Donata presso una famiglia di amici a Friburgo e Paolo in un campo di internamento. Nel giugno 1944 Paolo Ravenna entra nel campo di lavoro di Haute-Nendaz nel Vallese e poi, a settembre, nel campo di Trevano, vicino a Lugano, dove conclude il liceo. In inverno viene trasferito in un altro campo vicino Losanna dove inizia a frequentare il corso di laurea in lettere. Dopo la Liberazione è Paolo Ravenna a tornare per primo in Italia per accertarsi se le condizioni, dai trasporti alle comunicazioni al clima politico, consentono il rientro di tutta la famiglia: risiede prima a Milano e poi a Firenze, dove riprende gli studi universitari.

2. Il dopoguerra

Dopo la fine degli studi Paolo Ravenna torna a Ferrara, dove a partire dagli anni Cinquanta esercita la sua professione di avvocato con il padre per poi subentrargli nella gestione dello studio. Alla sua attività professionale già dagli anni Sessanta affianca un’intensa azione per la tutela dei beni culturali e ambientali in campo locale e nazionale, collaborando tra gli altri, con Giogio Bassani, Antonio Cederna, Bruno Zevi nell’associazione Italia Nostra, di cui è consigliere nazionale dal 1981 al 2003 e presidente della sezione di Ferrara dal 1978 al 2003. È tra i pionieri per la realizzazione del Parco del Delta del Po; inoltre fin dagli anni ‘70 propone e si impegna per il recupero delle Mura di Ferrara, con diverse iniziative: da una capillare campagna fotografica, all’ideazione di mostre (presentate in Italia, Olanda, Belgio, Polonia, USA, Israele), dibattiti, pubblicazioni, fra le quali una monografia sulle Mura, coinvolgendo nel dibattito sul tema amministratori, politici, esponenti della cultura e dei media. Questo suo grandioso progetto sulla cinta muraria estense si realizza finalmente nel 1999. Parallelamente si occupa della tutela e valorizzazione dei beni culturali ebraici, anche come patrimonio nazionale, e lavora per il recupero e la diffusione della storia e della memoria della comunità ebraica di Ferrara, attraverso pubblicazioni e operando con la comunità stessa per il restauro dei luoghi significativi. Elabora anche la prima idea per un museo ebraico a Ferrara e ha un ruolo importante nella realizzazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah - MEIS. Muore nel novembre 2012 all’età di 86 anni.

3. Testimonianze

“Le auto salgono lente nella notte verso la montagna. Strada deserta. Si passa vicino al borgo. Subito dopo ci fermiamo e veniamo fatti scendere. Inizia il cammino nel buio più fitto solo guidati dalle pile intermittenti dei tre o quattro contrabbandieri. Papà con la borsa nera di foca rigonfia, io con un sacco da montagna, segue la mamma che tiene per mano Romano, Donata. I contrabbandieri portano il poco bagaglio che ci è rimasto. […]Finalmente arriviamo sul lago. Una scritta: Dirinella. Due edifici, puliti, con il pennone e la bandiera svizzera. Poco lontano una sbarra bianca e rossa: è il confine. Oltre l’edificio della dogana italiana. Il freddo si è intensificato, nevischio e pioggia. Entriamo in una stanza calda: ci riceve un doganiere. Ha l’aria seccata per questo inizio di mattino. Diciamo qualche parola. Mio padre conferma che siamo ebrei. Gli mostra un certificato notarile (!) che lo attesta. Niente da fare ‘di queste carte in Italia con mille lire ne compro quante ne voglio!’. Duro e ottuso. […] Il doganiere ci invita a tornare fuori nello spiazzo ‘anche perché ho appena pulito il pavimento’. Ci sediamo sugli scalini, alla neve. La mamma, io, Donata e Romano. Il papà è rimasto a parlare con lo svizzero. Al di là del confine compaiono alcuni soldati fascisti che sghignazzano indicandoci. […] Mia madre solitamente mite e schiva, ha un soprassalto; si rivolge al doganiere: ‘Non possiamo tornare; mio marito sarà catturato perché è stato ‘podestà’’. Questa parola colpisce il doganiere. ‘Cosa significa podestà? forse badogliano?’. Al che mia madre di istinto ‘certo si badogliano’. E di nuovo il doganiere ‘allora cambia tutto; vado a telefonare a Berna’. Su queste battute, casuali, sconnesse, disperate si giuoca il destino delle cinque persone”. (Estratto dal diario di Paolo Ravenna, in Ravenna Paolo, La famiglia Ravenna 1943-1945. Notizie e documenti su Margherita, Bianca, Gino, Alba, Renzo e Lina Ravenna dall'8 settembre 1943 alla fine della Seconda guerra mondiale, Ferrara, Corbo, 2001, pp. 74-77)

“… a Ferrara la presenza ebraica è documentata dagli inizi del nostro millennio e raggiunge nel periodo del massimo fulgore, attorno al XVI secolo, le 2.500 anime circa. […] Oggi non superano i 60. Il complesso dei beni vissuto per secoli da questa comunità, è rappresentato dalle tre principali emergenze: le Sinagoghe, il Ghetto, il Cimitero. Purtroppo sono scomparsi i preziosi archivi comunitari distrutti dai fascisti e gran parte della biblioteca è andata dispersa anche in tempi recenti. Il problema è sempre lo stesso. Come far vivere, come tramandare questo complesso di beni rispettando le sue caratteristiche fisiche e spirituali che testimoniano anche qui un valore senza pari nella vita cittadina. […] Orbene, penso che tutto questo patrimonio, e quanto esso ha saputo esprimere, possa venir conservato e rimanere consolidato nella vita della città e nella sua proiezione futura, attraverso l’avvio di rapporti nuovi tra le istituzioni ebraiche e quelle civili”. (Paolo Ravenna, Recupero dei beni culturali e delle comunità ebraiche estinte o in via di estinzione. Proposte per Ferrara, in La tutela dei beni culturali di appartenenza ecclesiastica. La realtà dell’Emilia Romagna. Problemi e prospettive, Atti del Convegno, Reggio Emilia, 27 gennaio 1984, a cura di Adriano Fiore e Bruna Lanaro, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello stato, 1985, p. 60)


Testimonianza di Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara 1999-2009

“Prima noto professionista cittadino, poi autorevole dirigente di Italia Nostra e infine presenza autorevole della Fondazione Meis, ha sempre saputo inventarsi con coraggio e determinazione progetti che arricchissero la vita culturale di Ferrara o attraverso una ricerca sul passato che non era mai conservativa o attraverso forti innovazioni progettuali in antitesi al diffuso conformismo. A lui dobbiamo l’idea originaria del restauro delle Mura, a lui il progetto di riqualificazione e rilancio del Ghetto di Via Mazzini, la lettura delle lapidi della Colonna di Borso, e tanti altri anche recentissimi lavori. Nei miei anni da amministratore Paolo è stato un continuo punto di riferimento e di equilibrio per i temi delicati che riguardano la convivenza tra le diverse comunità cittadine e fonte di ispirazione di tante belle idee. L’ho conosciuto e stimato come interlocutore autorevole e leale dell’amministrazione comunale, l’ho apprezzato come amico”. (Gaetano Sateriale, La Nuova Ferrara, 13 novembre 2012)

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