Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Carcere di via Piangipane

Ex carcere di via Piangipane. 2006. © MEIS

Costruito nel 1912 e attivo fino al 1992. Vi sono stati rinchiusi gli antifascisti e, dopo l’8 settembre 1943, anche resistenti e cittadini di origine ebraica fra i quali Matilde e Giorgio Bassani. È oggi sede del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e dalla Shoah.


Lat: 44.835339 Long: 11.613133

Costruzione: 1908 - 1912

Variazione: 1922 - 1945
Luogo di detenzione di antifascisti, resistenti ed ebrei

Bombardamento: 1944

Dismissione: 1992

Variazione: 2007
Cessione dall’Agenzia del demanio al Mibact

Inaugurazione: Dicembre 2011
Inaugurazione della palazzina su via Piangipane

1. L'edificio

Il complesso del carcere circondariale di via Piangipane è composto di tre blocchi edilizi distinti: la palazzina d’ingresso, risultante dall’unione di due fabbricati originari più piccoli, destinati a corpo di guardia e abitazione del custode; un fabbricato destinato alla detenzione e agli uffici; un corpo centrale anch’esso destinato alla detenzione. Il tutto è racchiuso da una doppia cinta di mura.

2. Il luogo di detenzione

Il carcere giudiziario di via Piangipane viene costruito tra 1908 e 1912 su progetto redatto dagli ingegneri Bertotti e Facchini dell’Ufficio Genio Civile. Inizia a funzionare il 14 settembre del 1912, con 104 detenuti.

Durante il ventennio fascista diventa luogo di detenzione di molti antifascisti ferraresi. Dopo la caduta del regime, il 30 luglio 1943, sono 88 i detenuti politici liberati.

All’indomani dell’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il carcere si riempie di nuovo di antifascisti, ai quali si aggiungono resistenti ed ebrei. Il 7 ottobre 1943 sono arrestate e qui incarcerate 34 persone, fra cui il rabbino Leone Leoni (1897-1964) ed Eugenio Ravenna, nipote dell’ex podestà Renzo.

Il 15 novembre 1943 vengono incarcerate altre 72 persone, fra cui la maestra socialista Alda Costa, alcuni di loro sono poi fra le vittime dell’Eccidio del Castello. Nel carcere di via Piangipane viene rinchiuso anche lo scrittore Giorgio Bassani, arrestato nel maggio del 1943 insieme a Matilde Bassani, insieme avevano una parte attiva nella lotta antifascista, come membri del Partito d’Azione.

A seguito dei bombardamenti del 1944 il carcere è inagibile. Riprende le sue funzioni di carcere circondariale a partire dal 1945 fino al 1992.

3. La testimonianza di Giorgio Bassani

“Cara mamma, ho ricevuto le tue lettere, che m’hanno fatto molto piacere. Sento anche da Valeria che ti stai rimettendo in forze, e questo è il più bel regalo che tu mi possa fare. Grazie per le squisite pietanze che mi mandi. Tutto è perfetto, e la tua mano maestra si sente dovunque. In questi giorni ho riletto Guerra e Pace, e chissà perché pensavo spesso a te, voltando pagina. Certo, qualcosa di te circola nelle scene famigliari di quel gran libro. Eppoi il modo che ha Tolstoj di mettere in ridicolo quel suo tetro Napoleone è un po’ il tuo, popolare ed entusiasta, quello che dà tanto sui nervi al papà, che mira invece all’obiettività storica. Insomma sei una gran donna, e hai un monte di qualità”.

Estratto da una delle lettere scritte da Giorgio Bassani durante la detenzione nel carcere di via Piangipane fra il maggio e il luglio 1943, in Bassani. Racconti, diari, cronache (1935-1956), a cura di Piero Pieri, Milano, Feltrinelli, 2014, p. 269

4. Luogo di cultura

Dopo la dismissione nel 1992, l’edificio viene lasciato in uno stato di completo abbandono fino a quando non viene scelto come sede del nuovo Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah - MEIS. Il carcere, luogo per definizione di chiusura e di segregazione, si trasforma così in un luogo rivolto all’incontro e all’integrazione, all’elaborazione e alla divulgazione della conoscenza.

Nel novembre del 2007 l’edificio e l’area annessa sono consegnati dall’Agenzia del Demanio al Ministero per i beni e le attività culturali. Nel corso dell’anno successivo la Direzione dell’Emilia Romagna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e il Comune di Ferrara danno vita ad un gruppo di lavoro che da un lato attua il recupero architettonico della palazzina d’ingresso, dall’altro si dedica allo studio del complesso e alla successiva stesura di un bando di progettazione del nuovo museo.

Il recupero della Palazzina si è concluso con la sua inaugurazione nel dicembre del 2011: da allora ospita gli uffici della Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, incaricata di gestire le attività del museo, ed è sede di iniziative culturali, mostre, convegni. Dopo l’indizione nell’aprile 2010 di un concorso internazionale di progettazione, al quale hanno partecipato 52 progetti e vinto dallo Studio Arco di Bologna, e l’approvazione in sede di Conferenza dei Servizi del Progetto Definitivo il 17 dicembre 2012, prosegue il cammino di realizzazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah: attualmente sono in corso i lavori che riguardano il corpo di fabbrica centrale.

 

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Ente Responsabile

  • Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Autore

  • Federica Pezzoli
  • Sharon Reichel