Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Delizia dei Bagni Ducali

Bagni Ducali. Fotografia Paolo Zappaterra. © MuseoFerrara

I luoghi più suggestivi che Ariosto usava frequentare passeggiando all’interno della sua Ferrara erano le Delizie, circondate da meravigliosi, incantati giardini superbamente descritti nel Furioso. Di questi luoghi paradisiaci resta oggi una traccia visibile nei giardini attorno alla palazzina dei Bagni Ducali.


VIALE ALFONSO I D'ESTE 17

Costruzione: 1541

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  • via | teatro | restauro | progettazione | porta | parco | orto | nobile | mura | giardino | fontana | duca | delizia | cortile | architetto

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  • La città di Ludovico Ariosto

La delizia e l'Ariosto

L’Ariosto più volte ha elogiato i suoi duchi, sia per la maestria nell’erigere fortificazioni militari, sia per lo sfoggio di magnificenza rappresentato dal complesso architettonico e artistico delle Delizie. “Con il termine delizia la storiografia artistica ha indicato diverse manifestazioni dell'abitare principesco e cortigiano, variamente caratterizzate dal continuo intreccio tra natura ed artificio. Si tratta di palazzi, ville e padiglioni, di "broli", "zardini" e "barchi" che la tradizione cronachistica e letteraria, a partire dal tardo Cinquecento, riconduce prevalentemente a luoghi di piacere e di svago, celebrati per le loro qualità ambientali e architettoniche, specchio del potere e teatro di
magnificenza della familia principis” (Ceccarelli, in Borella, Il Castello per la città, 2004, p. 73). Queste costruzioni erano il frutto di quell’attitudine, propria degli estensi e in particolare di Alfonso I, di affiancare agli scopi difensivi quelli ricreativi per dar prova, oltre che delle capacità militari anche della propria opulenza e grandezza nelle arti. Così, i terreni scavati per l’erezione delle mura vennero utilizzati per modellare il recinto difensivo con una rete di giardini, orti, frutteti, luoghi per lo svago e il diletto.
La palazzina dei Bagni Ducali è una delle 18 delizie pervenute ad oggi che correvano lungo il perimetro corrispondente alla cinta muraria della città. La sua struttura rievoca lo stile artistico di ben più magnifiche delizie edificate anni prima da Alfonso I d’Este e dove certamente Ariosto aveva trovato le suggestioni e i paesaggi per il suo Poema. Prima tra queste per splendore era la Delizia del Belvedere, “luogo deputato del mecenatismo e della magnificenza estense” (Venturi 1979, p. 44) situata sull’omonima isola e a cui si giungeva attraversando le acque del Po. Quando gli Este persero il governo su Ferrara e la città divenne una legazione pontificia, questa delizia fu interamente rasa al suolo, un modo con cui la Chiesa esprimeva la sua severa condanna ai vizi e agli eccessi della corte estense. I versi del Furioso ci hanno permesso di ricostruire idealmente la foggia di questo meraviglioso edificio ritrovandola sublimata nella descrizione dell’isola della maga Alcina:


Così dicendo, e pur tuttavia in fretta
Su quel battel che parea aver le penne,
scorrendo il re de’ fiumi, all’isoletta
ch’alla cittade è più propinqua, venne

(O. F. XLIII, 56)


Di così nobil arbori non suole
Prodursi fuor di questi bei giardini,
né di tai rose o di simil vïole,
di gigli, di amaranti o di gesmini.
Altrove appar come a un medesmo sole
e nasca, e viva, e morto il capo inchini,
e come lasci vedovo il suo stelo
il fior suggetto al varïar del cielo:


ma quivi era perpetua la verdura,
perpetua la beltà de’ fiori eterni

(O. F. X, 62-61)


Paesaggi analoghi a quelli del Belvedere erano quelli che Ariosto ebbe modo di ammirare nei giardini attorno all’attuale residenza dei Bagni Ducali. Questi furono realizzati attorno al 1541 dal duca Ercole II, il quale commissionò la costruzione dell’edificio che oggi è unica testimonianza di quel più vasto complesso edilizio corrispondente al giardino della “Montagna di San Giorgio”. A questo luogo corrispondeva l’edificio noto come “Palazzino de la Montagna di Sotto o di San Giorgio” oppure come “Casin de la Montagna”, distrutto con la devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio (1598).
La delizia dei Bagni Ducali fu edificata all’imbocco della prospettiva di via Ghiara (oggi XX Settembre), sulla parte a Nord, adiacente alle mura di san Giorgio. Alla sua costruzione fu incaricato Girolamo Carpi, che probabilmente si riferì ai modelli e agli schemi adottati da Giulio Romano per Palzzo Tè a Mantova. Per la struttura, invece, si ispirò a una domus romana, composta da un ampio cortile interno dove si affacciavano sale riccamente decorate all’interno e affrescate all’esterno, grazie all’opera di importanti artisti come Dosso e Garofalo. Lo stabilimento era alimentato da un ingegnoso impianto idraulico progettato da Terzo Terzi che aveva origine dai bacini della peschiera della vicina Palazzina della Montagna (1538), anche questa di sua progettazione. Facevano inoltre parte di questo complesso architettonico e paesaggistico un labirinto, esteso tra la montagna ed il terrapieno a ridosso delle mura, recintato da alberi e impreziosito da una fontana in marmo. La “Montagna” era stata scavata ricavando due grotte decorate a mosaico e oro, mentre ai suoi fianchi erano coltivati filari di viti i cui pergolati terminavano in uno spiazzo sulla cima adibito a giardino e alla coltivazione di alberi da frutto. Così il Paradiso terrestre descritto nel Furioso ricorda il paesaggio di questo bellissimo giardino.


De l’aria più e più sempre guadagna,
tanto ch’al giogo va de la montagna.


Zafir, rubini, oro, topazi e perle,
e diamanti e crisoliti e iacinti
potriano i fiori assomigliar, che per le
liete piaggie v’avea l’aura dipinti:
sì verdi l’erbe, che possendo averle
qua giù, ne foran gli smeraldi vinti;
né men belle degli arbori le frondi,
e di frutti e di fior sempre fecondi.


Cantan fra i rami gli augelletti vaghi
azzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.
Murmuranti ruscelli e cheti laghi
di limpiezza vincono i cristalli.
Una dolce aura che tipar che vaghi
a un mondo sempre e dal suo stil non falli,
facean sì l’aria tremolar intorno,
che non potea noiar calor del giorno.
(O. F. XXXIV, 48-50)

Struttura

L’edificio, la cui altezza varia tra 9 ai 14 metri circa, presenta un cortile interno attorno a cui si elevano gli ambienti della struttura. Al piano terra si trovano i locali volti sui lati est e ovest del cortile, mentre di ordine più rustico, ai lati nord e sud sono i due loggiati con volte e lacunari. La facciata che sporge verso il “Montagnone” si caratterizza per una loggia a tre arcate su cui è posta una loggetta tripartita in pilastrini, strutturati con foglie d’acanto in pietra nella parte inferiore e con piccoli conci di mattone in quella superiore. Alla loggia alla loggetta si affiancano due elementi racchiusi all’interno di un timpano. Dell’insieme fanno parte i pilastri di ordine rustico e le finestre, centrali e sovrapposte. Il nome di Bagni Ducali deriva dalla prima denominazione dello Scalabrini,“Fabbrica del Bagno”, suggerita dalla presenza un tempo di stanze da bagno al suo interno, diventando negli anni di uso comune.
Nei secoli la palazzina ha subito diversi passaggi di proprietà e modifiche nella destinazione d’uso. I primi lavori di restauro in epoca moderna sono degli anni Cinquanta quando si attua una riqualificazione del parco del “Montagnone”, ma il recupero definitivo del nobile edificio è solo della metà anni Ottanta. L’intero complesso architettonico è attualmente sede dell’Assessorato alla Cultura e alle politiche della Pace del Comune di Ferrara.

Bibliografia

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Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara