Scheda: Luogo - Tipo: Vie e Piazze

Corso Ercole I d'Este

Sede del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell'Ateneo ferrarese, all'angolo tra Corso Ercole I d'Este, corso Biagio Rossetti e Corso Porta Mare

Importante via rinascimentale, che collega Porta degli Angeli, situata sul lato nord delle mura di cinta della città all’altezza dell’incrocio tra Rampari di Belfiore e via Orlando Furioso, al Castello Estense.

 


CORSO ERCOLE I D' ESTE 1

Ampliamento: 1492 - 1510
Realizzazione Addizione Erculea

Categorie

  • via

Tag

  • Corso Ercole I d'Este | Biagio Rossetti | Addizione Erculea | Quadrivio degli angeli | Palazzo Diamanti

Denominazione e cenni storici

Corso Ercole I d’Este è una delle strade più famose di Ferrara, nota per la sua bellezza e in quanto cardine della cosiddetta addizione erculea, la rivoluzionaria opera urbanistica voluta dal duca estense Ercole I e realizzata dall’architetto Biagio Rossetti tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Fu quella che valse a Ferrara il titolo di prima città moderna d’Europa, per la quale fu inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni dell’Umanità nel 1995 con la denominazione di «città del Rinascimento», riconoscimento esteso poi nel 1999 includendo anche il territorio del Delta del Po e le Delizie estensi, portandola così all’attuale «Ferrara, città del Rinascimento, e il suo Delta del Po».

Ora intitolata al duca cui si deve l’Addizione, questa strada precedentemente era denominata Corso Vittorio Emanuele, e, prima ancora, via Piopponi e via degli Angeli. Il tratto compreso tra il Palazzo dei Diamanti e il Castello prendeva il nome di via dello Scorsuro.

Corso Ercole I d’Este è quasi completamente priva di esercizi commerciali: fanno eccezione la vetrina di un negozio situato sull’angolo con largo castello e, nel tratto prossimo alle mura, un ristorante.

Percorrendo il corso si trovano diversi edifici di interesse storico e architettonico. Partendo dal castello, sulla sinistra è l’ex Monte di Pietà e, all’angolo con via Armari, palazzo Gulinelli, recentemente restaurato, sede dal secondo dopoguerra sino al 2011 dell’Istituto Canonici Mattei e ora della Smiling International School, preceduto, al n. 19, dal Museo del Risorgimento e della Resistenza. Sul fronte opposto, al civico n. 18, nel palazzo di Don Giulio d’Este, si trova la sede della Prefettura e la residenza del Prefetto.

Sull’incrocio principale, tra corso Ercole I d’Este, corso Biagio Rossetti in direzione ovest e corso Porta Mare in direzione est, il cosiddetto “Quadrivio degli angeli”, cuore dell’addizione erculea, si affacciano alcuni tra gli edifici più noti e pregevoli della città: Palazzo dei Diamanti, al civico n. 21, sede della Galleria d’arte contemporanea e, al piano nobile, della pinacoteca nazionale; palazzo Turchi-Di Bagno, al civico n. 32, sede del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione dell’Ateneo cittadino; palazzo Prosperi-Sacrati, al civico n. 23, di proprietà del Comune dal 1997, che ha subito nel tempo diverse modifiche ed è stato danneggiato dai bombardamenti angolamericani, in attesa di recupero per l’inclusione nel polo museale ferrarese (è del marzo 2018 lo stanziamento di 6 milioni di euro per il restauro complessivo), ma che continua a distinguersi per lo stupendo portale, restaurato dall’architetto Enrico Alessandri. Di fronte a quest’ultimo sorge oggi la Questura di Ferrara (Caserma Bevilacqua), oltre la quale si affaccia sul corso l’ingresso laterale del Parco Massari.

Proseguendo, all’incrocio con via Arianuova e via Guarini, si fronteggiano, al civico n. 37, palazzo Trotti-Mosti, e, al civico n. 44, palazzo Guarini-Giordani, entrambi afferenti della Facoltà di giurisprudenza e quest’ultimo anche sede del Centro Studi sulle Comunità Europee.

Al n. 47-51 è situata la palazzina degli Angeli, realizzata dagli architetti Adamo e Sesto Boari negli anni Venti nell’area in cui sorgeva parte dell’antico convento di Santa Maria degli Angeli, di cui si trova menzione in una lapide lì apposta. Nel 1984 è divenuta dimora studio dell’architetto Zappaterra, a seguito di un restauro che ha integrato gli elementi decorativi preesistenti con elementi postmoderni.

Il corso si conclude con la Porta degli Angeli, «che serviva quasi esclusivamente alla Corte Ducale per l’uscita dei principi e dei nobili alla caccia nel parco di Belfiore» (G. Melchiorri, Nomenclatura ed etimologia delle piazze e delle strade di Ferrara e Ampliamenti all’opera di Gerolamo Melchiorri, a cura di C. Bassi, 2G Editrice, Ferrara 2009, p. 165): una vera e propria porta d’onore da cui sono transitati personaggi illustri, come Enrico III Re di Francia, nel 1574, o l’arciduca Alberto d’Austria con la nipote Margherita e la madre di lei, nel 1598.

 

Nella letteratura

Celebre ritratto narrativo di corso Ercole I d’Este è certamente quello tratteggiato da Giorgio Bassani nel suo famoso romanzo Il giardino dei Finzi-Contini.

In un continuo rimando tra reale e immaginario, lo stesso Bassani, da quelle pagine, in qualche modo avverte “i poveri turisti”, sul fatto che non ci sia nulla di notevole in quella via in merito al giardino: nella finzione letteraria perché non ne è rimasto nulla, nella realtà perché poco o nulla ne è mai esistito. Di questo è testimone anche la figlia, Paola Bassani: «Mio padre amava i paradossi e talvolta li incarnava. Mi viene in mente che il giardino cui è legato il suo più celebre romanzo non è, come si crederebbe dalle pagine del libro, in corso Ercole I d’Este, nel cuore della sua città, ma a centinaia di chilometri da Ferrara, a Ninfa, in una proprietà dei principi Caetani, Roffredo e Marguerite, quest’ultima direttrice di “Botteghe Oscure”, una rivista per la quale mio padre aveva a lungo lavorato. […] Mio padre è rimasto profondamente colpito e affascinato da Ninfa, tanto che se l’è portata dentro per molti anni e l’ha poi calata a Ferrara, anzi ha avuto il coraggio di calarla a Ferrara. Infatti, lui che diceva di essere un crociano, di voler parlare di Ferrara nella sua realtà storica e topografica, ha messo Ninfa all’interno di Ferrara! Come ha detto in un’intervista, si è concesso questa grande trasgressione: “Qualche libertà me la sono concessa…” e fa, appunto, l’esempio di Ninfa.» (P. Bassani, Se avessi una piccola casa mia. Giorgio Bassani, il racconto di una figlia, La nave di Teseo, Milano 2016, p. 29s.)

Ciononostante il richiamo del giardino che non c’è continua ad attrarre in questa via di Ferrara turisti-lettori da tutto il mondo, comunque appagati dalla bellezza di corso Ercole I d’Este, degli edifici che vi si affacciano e della sua atmosfera.

Alcuni tra gli edifici più importanti di Corso Ercole I d’Este sono ricordati anche da Giosuè Carducci, nella sua Alla città di Ferrara.

 

Nel cinema

Corso Ercole I d’Este, con Palazzo Prosperi-Sacrati, è immortalato da Michelangelo Antonioni in Cronaca di un amore (1950) e in Al di là delle nuvole (1995).

 

Nel teatro

Nel 2002 la via è stata scenario naturale dello spettacolo teatrale Amor nello specchio, firmato Luca Ronconi, produzione considerata tra le più alte del regista, realizzata in occasione dell’anno lucreziano (Ferrara, 2 febbraio 2002 - 30 aprile 2003).

 

Testimonianze

«Chissà come nasce e perché una vocazione alla solitudine. Sta di fatto che lo stesso isolamento, la medesima separazione di cui i Finzi-Contini avevano circondato i loro defunti, circondava anche l’altra casa che essi possedevano, quella in fondo a corso Ercole I d’Este. Immortalata da Giosue Carducci e da Gabriele D’Annunzio, questa strada di Ferrara è così nota agli innamorati dell’arte e della poesia del mondo intero che ogni descrizione che se ne facesse non potrebbe non risultare superflua. Siamo, come si sa, proprio nel cuore di quella parte nord della città che fu aggiunta durante il Rinascimento all’angusto borgo medioevale, e che appunto per ciò si chiama Addizione Erculea. Ampio; diritto come una spada dal Castello alla Mura degli Angeli; fiancheggiato per quanto è lungo da brune moli di dimore gentilizie; con quel suo lontano, sublime sfondo di rosso mattone, verde vegetale, e cielo, che sembra condurti davvero all’infinito: corso Ercole I d’Este è così bello, tale è il suo richiamo turistico, che l’amministrazione social-comunista, responsabile del Comune di Ferrara da più di quindici anni, si è resa conto della necessità di non toccarlo, di difenderlo con ogni rigore da qualsiasi speculazione edilizia o bottegaia, insomma di conservarne integro l’originario carattere aristocratico.

La strada è celebre: inoltre, sostanzialmente intatta.

E tuttavia, per quel che si riferisce in particolare a casa Finzi-Contini, sebbene vi si acceda anche oggi da corso Ercole I – salvo però, per raggiungerla, dover poi percorrere più di mezzo chilometro supplementare attraverso un immenso spiazzo poco o nulla coltivato –; sebbene essa incorpori tuttora quelle storiche rovine di un edificio cinquecentesco, un tempo residenza o «delizia» estense, che furono acquistate dal solito Moisè nel 1850, e che più tardi, dagli eredi, a forza di adattamenti e restauri successivi, vennero trasformate in una specie di maniero neo-gotico, all’inglese: ad onta di tanti superstiti motivi d’interesse, chi ne sa niente, mi domando, chi se ne ricorda più? La Guida del Touring non ne parla, e ciò giustifica i turisti di passaggio. Ma a Ferrara stessa, nemmeno i pochi ebrei rimasti a far parte della languente Comunità israelitica hanno l’aria di rammentarsene.

La Guida del Touring non ne parla, e questo è male, senza dubbio. Però siamo giusti: il giardino, o per essere più precisi il parco sterminato che circondava casa Finzi-Contini prima della guerra, e spaziava per quasi dieci ettari fin sotto la Mura degli Angeli, da una parte e fino alla Barriera di Porta San Benedetto, dall’altra, rappresentando di per sé qualcosa di raro, di eccezionale (le Guide del Touring del primo Novecento non mancavano mai di darne conto, con un tono curioso, tra il lirico e il mondano), oggi non esiste più, alla lettera. Tutti gli alberi di grosso fusto, tigli, olmi, faggi, pioppi, platani, ippocastani, pini, abeti, larici, cedri del Libano, cipressi, querce, lecci, e perfino palme ed eucalipti, fatti piantare a centinaia da Josette Artom, durante gli ultimi due anni di guerra sono stati abbattuti per ricavarne legna da ardere, e il terreno è già tornato da un pezzo come era una volta, quando Moisè Finzi-Contini lo acquistò dai marchesi Avogli: uno dei tanti grandi orti compresi dentro le mura urbane.

Resterebbe la casa vera e propria. Senonché il grande, singolare edificio, assai danneggiato da un bombardamento del ’44, è occupato ancora adesso da una cinquantina di famiglie di sfollati, appartenenti a quello stesso misero sottoproletariato cittadino, non dissimile dalla plebe delle borgate romane, che continua ad ammassarsi soprattutto negli anditi del Palazzone di via Mortara: gente inasprita, selvaggia, indifferente […], i quali, allo scopo di scoraggiare ogni eventuale progetto di sfratto da parte della Soprintendenza ai Monumenti dell’Emilia e Romagna, sembra che abbiano avuto la bella idea di raschiare dalle pareti anche gli ultimi residui di pitture antiche.

Ora, perché mandare dei poveri turisti allo sbaraglio? – immagino che si siano chiesti i compilatori dell’ultima edizione della Guida del Touring –. E, infine, per vedere che cosa?»

(G. Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, in Opere, Il romanzo di Ferrara, Mondadori. Miano 2001, p. 325s.)

 

«Il giardino di casa Finzi-Contini […] non è mai esistito in fondo a corso Ercole I d’Este, la più bella e la più illuminata delle vie cittadine. Sulla sinistra, poco di qua dalle Mura, esisteva però lo spazio verde di cui ho scritto, l’area che avrebbe potuto accoglierlo.»

[G. Bassani, Di là dal cuore, In risposta (VI), in Opere, Mondadori, Milano 2001, p. 1322]

 

«Lampeggia, palazzo spirtal de' dïamanti,

e tu, fatta ad accôrre sol poeti e duchesse,

o porta de' Sacrati, sorridi nel florido arco!»

(Giosuè Carducci, Alla città di Ferrara)

 

«Imponente è il quadrivio, ammirazione del forestiero, formato dalla intersecazione dei corsi di Porta Mare e Porta Po col corso Vittorio Emanuele, appellato il “Crociale Villa” dal già palazzo Villa o dei diamanti: crociale che strappò ai nostri avi l’epifonema:

Bel Canton - Bella Facciata

Bella Porta - Bella Entrata

E si alludeva al “canton” o bel cantonale di marmo dell’attuale palazzo di Bagno; alla “facciata” del palazzo dei diamanti; alla splendida “porta” dei conti Prosperi; alla “entrata” magnifica un tempo, che introduceva al palazzo, ora detto il Quartierone.»

(G. Melchiorri, Nomenclatura ed etimologia delle piazze e delle strade di Ferrara e Ampliamenti all’opera di Gerolamo Melchiorri, a cura di C. Bassi, 2G Editrice, Ferrara 2009, p. 166)

 

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Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara

Autore

  • Barbara Pizzo