Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Cimitero ebraico di via delle Vigne

Cimitero di via delle Vigne. Fotografia di Sandra Dvornanova, 2014. © MEIS

Il cimitero ebraico di via delle Vigne, tutt’ora in uso, è il più antico dell’Emilia Romagna, insieme a quello di Finale Emilia. Situato a ridosso di un ramo delle mura estensi, è uno dei luoghi più suggestivi dell'Addizione Erculea di epoca rinascimentale.

 


Lat: 44.843490 Long: 11.630226

Progetto: 1626
Acquisto del primo lotto di terreno da parte della Comunità ebraica di Ferrara

Categorie

  • cimitero

Tag

  • Ferrara ebraica

1. Le origini incerte

Gran parte della storiografia pone l’inizio dello sfruttamento dell’area di via delle Vigne nel 1626, quando gli ebrei ferraresi chiedono a Urbano VIII il permesso di acquistare un terreno per le proprie sepolture: la licenza ottenuta prescrive che il luogo loro assegnato non superi le 20 staia ferraresi e sia indicato dal vescovo locale o dal vicario. Tuttavia la lapide più antica del cimitero, intitolata a David Franco, che riporta come data di morte l’anno 1549, avvalora la tesi degli studiosi che sostengono che questo potrebbe risalire al XVI secolo.

2. La struttura

Il cimitero può essere ripartito in cinque zone principali, risultato di acquisizioni successive:

  • la lunga area rettangolare appena oltre il portale d’ingresso, risalente al consistente restauro dei primi del Novecento a opera dell’architetto ebreo ferrarese Ciro Contini, raccoglie le sepolture più recenti: dagli inizi del Novecento a oggi;

  • l’area introdotta dal viale alberato che conduce alla camera mortuaria, dedicata alle vittime delle deportazioni, ospita per lo più lapidi ottocentesche;

  • la radura erbosa a sinistra dell’area precedente è stata usata nel Settecento e restano oggi visibili solo poche lapidi a causa delle disposizioni papali che ne impediscono l’apposizione nei cimiteri ebraici, ma anche della distruzione operata dall’Inquisizione nel 1755;

  • sul lato est si trovano ancora sepolture ottocentesche, con alcune lapidi appoggiate o incastonate nel muro di cinta e altre disposte a terra;

  • sullo stesso lato un’area di forma quasi triangolare che ospita la tomba di Giorgio Bassani e il monumento a lui dedicato dallo scultore Arnaldo Pomodoro.

Delle circa 800 lapidi del cimitero, poco più di cento sono in ebraico, mentre le altre recano iscrizioni in italiano o sono bilingui.

3. Testimonianze

“…nel raccoglimento del cimitero ebraico, in via delle Vigne, dove avviene la funzione per la sepoltura di Ernest Nadasi, nato a Pecel in Ungheria nel 1912. Prigioniero in un lager per tre anni durante la guerra, in seguito a Ferrara viene a trovare alcuni ex compagni di prigionia, e proprio qui vive la sua storia d’amore con una giovane di religione cattolica che diventerà sua moglie e si convertirà all’ebraismo. Poi il trasferimento negli USA, a Hollywood, dove Ernest, oltre ad insegnare matematica all’università, continuerà l’attività musicale, lui che era stato cantore d’una comunità nel suo paese. A Ferrara ha voluto essere sepolto, in questo silenzio così dolce, dove l’idea che predomina è quella del rispetto ottenuto perché meritato, dove tutto contribuisce alla nobile bellezza di immagini insostituibili. […] procediamo verso l’uscita da questo luogo non di paura, ma poesia, fiducia, tra suoni sommessi, quiete per un istante raggiunta, piante e fiori ora fradici ma ben presto, al soprassalto di nuovo tepore, ancora più suggestivi nella loro infinità umiltà”. (Gianfranco Rossi, in Ravenna 1998)

 

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