Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Casa di Alessandra Benucci

Prospettiva della strada dove una volta si trovava la casa della moglie di Ludovico Ariosto.

Dimora di Alessandra Benucci che occupò da quando ancora coniugata con Tito Strozzi fino alle seconde nozze con Ludovico Ariosto. Per ragioni sconosciute i due mantennero sempre dimore separate. La zona ricorda nell’etimologia del nome la sua originaria posizione lungo il corso del fiume Po ed è arricchita dalla presenza della Basilica di Santa Maria in Vado.


VIA BORGOVADO 13

Costruzione: XIII Sec. (1200-1299)

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  • via | porta | poeta | fiume | abitazione

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  • La città di Ludovico Ariosto

L'incontro con Ariosto

In questa via abitava Alessandra Benucci, nata a Bisceglie (Barletta) intorno al 1481. Dopo aver sposato giovanissima nel 1497 il fiorentino Tito Strozzi, del doppio della sua età, si trasferisce a Ferrara in uno dei poderi che lo Strozzi aveva acquistato in contrada Santa Maria in Vado ora via Borgovado. La Strozzi non passò inosservata, all’interno della corte Estense e dell’aristocrazia ferrarese come soprattutto agli occhi di Ariosto, per la sua avvenenza e i suoi modi aggraziati. “Curava con sapienti acconciature i suoi biondi capelli sparsi o raccolti in preziosa sottile rete; preferiva neri vestiti serici che davano maggior risalto alla sua bellezza, sui quali prediligeva, giustificata vanità, il ricamo di due tralci di vite incrociantisi, nei quali era forse nascosto un significato amoroso” (Ferrari 1974, in Raffaele Belvederi, Arturo Malagù, Virgilio Ferrari, Ferrara e L’Ariosto, p. 65).
Nel giugno del 1513 Alessandra incontra a Firenze l’Ariosto durante una visita a parenti dove anche Ludovico era invitato come ospite. L’occasione fu propizia per cementare l’interesse che il Poeta aveva già avuto modo di maturare per la donna, pur non osando mai proporsi a causa dei modi di lei estremamente riservati. Di questo incontro Ariosto serba un particolare ricordo che imprime nelle sue Rime:

 

Dico che ‘l giorno che di voi m’accesi
Non fu il primo che ‘l viso
Pien di dolcezza e di real costumi
Vostri mirassi affabil e cortesi,
né che mi fossi avviso
che meglio unqua mirar non potea lumi;
ma selve, monti e fiumi
sempre dipinsi innanzi al mi desire,
per levarli l’ardire
d’entrar in via, dove per guida porse
io vedea la speranza stare in forse.
Quinci lo tenni e mesi ed anni escluso,
e dove più sicura
strada pensai lo volsi ad altro corso
(Rime, da Canzone per Alessandra Benucci, vv. 23-36)


E ancora:

 

Ne la tòsca città, che questo giorno
Più riverente onora,
la fama avea a spettacoli solenni
fatto raccor, non che i vicini intorno,
ma li lontani ancora;
ancor io, vago di mirar, vi venni.
D’altro ch’io vidi tenni
Poco ricordo, e poco me ne cale;
sol mi restò immortale memoria,

ch’io non vidi in tutta quella
bella città, di voi cosa più bella.

(Rime, da Canzone per Alessandra Benucci, vv.56-66)

Le nozze in segreto

Tito Strozzi morì nel 1516 e gli incontri tra Ludovico e Alessandra furono liberi di frequentarsi più apertamente complice anche la vicinanza delle rispettive dimore. Tuttavia, nonostante il desiderio di convolare a giuste nozze, il matrimonio fu celebrato nella massima discrezione solo tra il 1522 e il1527, secondo il resoconto che ne fanno il Frizzi e il Baruffaldi. La segretezza del matrimonio fu forse dovuta alla necessità di mantenere alcune delle rendite di cui il Poeta godeva e per evitare alla Benucci di perdere l’usufrutto dell’eredità del marito. La II Satira, scritta secondo il Baruffaldi nel 1517 riporta le motivazioni del Poeta.

 

Io né pianeta, né tonicella,
né chierca vuo’ che in capo mi si pona;
Come né stole, io non vuo’ ch’anco anella
Mi leghin mai, che in mio pter non tenga
Di elegger sempre o questa cosa o quella.
Indarno è, s’io son prete che mi venga
Disir di moglie; e quando moglie io tolga,
convien che d’esser prete il disir spenga.
Or perché so com’io mi muti e volga
Di voler tosto, schivo di legami,
donde, se poi mi pento, non mi sciolga.
(Sat. II, 113-123)

 

Motivo per cui neanche abitarono insieme, ma l’una rimase in via Borgovado, mentre l’Ariosto si trasferì in contrada Mirasole. Nonostante la distanza, la Strozzi continuò a prestare amorevoli cure al poeta anche durante gli anni della sua malattia.

L'edificio

L’abitazione si trova in un’area che allora apparteneva alla periferia della città e già nel nome si può rintracciare la sua origine “rivierasca”, adiacente all’argine del Po (Borgovado significa guado). L’edificio originario subì nel corso degli anni diverse modifiche ma fu alla fine demolito. Resta il forte impatto della strada di via Brasavola che nella sua lunghezza prospettica offre uno scorcio lineare aprendosi generosamente sulla struttura urbana. Le sue nette geometrie ricordano ancora la prima conformazione paludosa della zona, intervallata da scoli che correvano verso il fiume. Il contesto è arricchito dall’imponente basilica di Santa Maria in Vado, cara al Poeta per i suoi ricordi di innamorato e sposo.

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Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara

Autore

  • Stefania De Vincentis