Scheda: Tema - Tipo: Storia

Persecuzioni razziali

La prima pagina del Corriere della Sera, 6 agosto 1938. © Corriere della Sera

Negli anni Trenta del Novecento molti ebrei ferraresi rivestono un ruolo di primo piano nella vita culturale ed economica della città. Con l’avvento dalle leggi razziali del 1938 diventano ‘cittadini di serie B’, sottoposti alle discriminazioni prescritte da questa normativa.


Inizio: 1936
Primi episodi antisemiti

Periodo di riferimento: 1938
Emanazione dei vari provvedimenti riuniti poi sotto l’appellativo di Leggi razziali

Periodo di riferimento: 1940
Inasprimento della politica razziale: primi arresti di cittadini ferraresi di origine ebraica inviati in campi di internamento

Periodo di riferimento: 1942
Nuova stretta del regime: decreto di precettazione per il lavoro coatto

1. Prime avvisaglie

Nel giugno del 1936 Ferrara vive uno dei primi episodi di antisemitismo italiani: una mattina sui muri del palazzo dell’economia corporativa, del palazzo delle Assicurazioni Venezia, del negozio Pistelli e Bartolucci e dell’università vengono rinvenute le scritte “Viva il Duce, abbasso gli ebrei” o “Viva Mussolini, abbasso il Podestà, morte agli ebrei”. Una volta fatte cancellare, dopo pochi giorni ne ricompaiono altre dello stesso tenore in altri punti della città.

Rapporti sull’accaduto arrivano fino sulla scrivania di Mussolini, sottolineando la natura occasionale del fatto; ne vengono date tre possibili interpretazioni: una protesta studentesca contro i due presidi ebrei dei licei cittadini, un’azione contro il podestà, infine un’operazione di pressione organizzata dagli elementi fascisti antisemiti “per creare nell’opinione pubblica una psicosi antiebraica” (Renzo De Felice).

Tuttavia c’erano già stati segnali del cambiamento della politica del regime verso la minoranza ebraica: già nel 1935 alcuni ebrei ferraresi, solo per il fatto di essere tali, erano stati rimossi dai propri posti, per esempio alla Banca d’Italia.

Sono questi gli anni in cui si prepara la vera e propria svolta antisemita del 1938.

2. Le leggi razziali a Ferrara

4 luglio 1938: pubblicazione del “Manifesto della Razza”, che segna l’inizio ufficiale della campagna antisemita del regime fascista.

Agosto 1938: iniziano le operazioni di censimento per quantificare e qualificare la popolazione ebraica del ferrarese. Vengono censite 733 persone fra Ferrara e provincia, 677 a Ferrara, 139 di matrimonio misto (ovvero con un coniuge ebreo e l’altro no). Per lo più sono appartenenti alla media borghesia del commercio e delle libere professioni, ma c’è anche uno strato di salariati.

Agosto-settembre 1938: campagna antisemita sulla stampa.

Settembre 1938: emanazione dei “Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri” (Regio decreto 1381) e dei “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” (Regio decreto 1390). A Ferrara vengono costretti al pensionamento i presidi dei due licei cittadini e a quattro docenti universitari viene tolta la cattedra. Per quanto riguarda i ragazzi, sono 70 gli studenti espulsi dalle scuole cittadine. Gli studenti universitari di origine ebraica già iscritti possono finire gli studi, ma non sono più ammessi alla biblioteca Ariostea.

6 ottobre 1938: “Dichiarazione sulla razza” che stabilisce chi deve essere considerato appartenente alla razza ebraica.

17 novembre 1938: approvazione dei “Provvedimenti per la razza italiana” (Regio decreto 1728).

Dicembre 1938: confisca dei beni ebraici conferiti all’EGELI (Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare).

3. L’Italia in guerra

Con l’entrata in guerra dell’Italia la politica contro la minoranza ebraica italiana si inasprisce ulteriormente: nel giugno 1940 il Ministero degli Interni richiede alle singole prefetture di redigere elenchi degli ebrei ritenuti politicamente pericolosi. Nei giorni successivi a Ferrara avvengono i primi arresti, i fermati vengono mandati in campi del Lazio e delle Marche. Fra di loro: Renato Hirsch, Carlo e Rino Hanau, Nino Contini, Renzo Bonfiglioli, Raffaello Melli, Ugo Teglio, Autunno Ravà.

Nel 1942 si assiste a una nuova stretta della politica razzista del regime fascista. In maggio viene emanato un decreto di precettazione: un certo numero di ebrei, circa 100 persone al mese, tra i 18 e i 55 anni, viene obbligato a prestare servizio presso il Consorzio Agrario. Per le donne si tratta di selezionare mele o patate, mentre per gli uomini si tratta di lavori di manutenzione. Tra i precettati ci sono anche Giorgio e Matilde Bassani, insegnanti alla scuola ebraica di via Vignatagliata, e Ugo Teglio.

Con l’occupazione tedesca dell’Italia vengono soppresse le leggi razziali italiane ed entrano in vigore quelle tedesche. Non sono più ammesse eccezioni per i discriminati o gli ebrei misti, iniziano le deportazioni.

4. La propaganda

“Settecento ebrei su centomila cristiani: ma i primi si stendono a ragnatela sulla gran massa di questi ultimi; sono i mediatori d’obbligo tra il potere politico-amministrativo e il popolo; formano una spessa zona di copertura che in realtà dà tono e carattere alla vita cittadina, dall’amministrazione all’assistenza, dalle professioni all’economia pubblica e privata. […] L’ebreo è ambizioso e avido di dominio […] giocatore temerario nel carosello della cieca fortuna, proprio perché lo dirige, lo sostiene, lo galvanizza il più sfrenato, perentorio e selvaggio orgoglio di razza che il mondo e la storia abbiano mai conosciuto: la presunzione degli eletti di Dio”.

(Nello Quilici “La difesa della razza”, in “La nuova antologia”, 16 settembre 1938)

“ITALIANI! Mentre i nostri valorosi soldati combattono intrepidi il nemico della patria e della civiltà europea, per mare in terra e nel cielo, la perfida Albione, sotto le malefiche spoglie della maledetta stirpe israelita, tenta di estendere e tramare le sue mortifiche insidie nelle nostre città, nei nostri paesi e tra il nostro popolo. ALL’ERTA!”

(Volantino antisemita, 1940, in Garutti 1987, p.194)

5. La reazione della Comunità ebraica ferrarese

La Comunità ebraica ferrarese assiste all’applicazione dei provvedimenti razziali con disorientamento e stupore.

Alcuni ebrei ferraresi fanno domanda di discriminazione per meriti militari e politici: vengono accettate circa un centinaio di istanze. Molti altri emigrano, o in altri centri italiani oppure in Svizzera, negli Stati Uniti, in Palestina. Dal 1939 al 1943 sono circa 120 persone che lasciano Ferrara.

6. Testimonianze

“Era sicuro che da noi l’antisemitismo non avrebbe mai potuto assumere forme gravi ‘politiche’, e quindi attecchire. Per convincersi di come una netta separazione dell’elemento ebraico da quello ‘cosiddetto ariano’ fosse nel nostro paese in pratica irrealizzabile, sarebbe bastato semplicemente pensare a Ferrara, a una città che ‘sotto il profilo sociale’ poteva dirsi piuttosto tipica. Gli ‘israeliti’ a Ferrara appartenevano tutti o quasi tutti alla borghesia cittadina, di cui anzi costituivano in un certo senso il nerbo, la spina dorsale […] no, no: a scorrere l’elenco del telefono dove i nomi degli israeliti apparivano inevitabilmente accompagnati da qualifiche professionali e accademiche, dottori, avvocati, ingegneri, titolari di ditte commerciali grandi e piccole, e così via, uno avrebbe avuto subito il senso dell’impossibilità di attuare a Ferrara una politica razziale che avesse qualche pretesa di riuscita”.

(Giorgio Bassani, Gli occhiali d’oro, in Il romanzo di Ferrara, Milano, Mondadori, 1980, pp. 227-228.)

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