Scheda: Evento - Tipo: Storico

Deportazioni

Lapide in ricordo del passaggio alla stazione di Ferrara del treno degli ebrei romani deportati al campo di concentramento di Auschwitz, posta nel 2005. Fotografia Federica Pezzoli, 2015. © MuseoFerrara

Con l’eccidio del Castello inizia la fase più dura della persecuzione degli ebrei. Tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944 i nazifascisti mettono in atto arresti e rastrellamenti. Da Ferrara tra le 120 e 150 persone vengono deportate a Fossoli e, da lì, la maggioranza di loro ad Auschwitz.


Inizio: Novembre 1943
Primi arresti da parte dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana

Categorie

  • occupazione | attentato | ghetto | famiglia | comunità | caserma | deportazione

Tag

  • Ferrara ebraica

1. Cronologia

9-10 settembre 1943 Le armate tedesche entrano a Ferrara e “Ferrara Repubblicana”, giornale fascista, chiede che la città venga “completamente liberata dagli ebrei e dalle loro proprietà” perché sono loro “i veri nemici del popolo”.


novembre 1943 Con la Carta di Verona gli ebrei sono dichiarati stranieri e nemici della nazione. Viene emanato un ordine di polizia per cui:


  1. "Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano, e comunque residenti nel territorio nazionale, debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni mobili e immobili debbono essere sottoposti ad immediato sequestro, in attesa di essere confiscati nell’interesse della RSI [Repubblica Sociale Italiana], la quale li destinerà a beneficio degli indigeni sinistrati dalle incursioni aeree nemiche;
  2. Tutti coloro che, nati da matrimoni misti, ebbero, in applicazione delle leggi razziali italiane vigenti, il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana, debbono essere sottoposti a speciale vigilanza degli organi di polizia. Siano pertanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento provinciali in attesa di essere riuniti in campi di concentramento appositamente attrezzati”. (Mayda 1978, pp. 119-120)

 

In questo momento la presenza ebraica a Ferrara è già drasticamente diminuita: circa 430 persone per le autorità, 413 per la comunità e 95 misti.

 

15 novembre 1943 Il federale fascista di Ferrara Ghisellini viene trovato assassinato. Da Verona dove si stava tenendo il Congresso del Partito Fascista Repubblicano parte la rappresaglia di squadristi ferraresi, padovani e veronesi. Nella notte si contano 68 arrestati dei quali almeno 38 di ebrei. Fra gli undici cittadini assassinati nell’eccidio del Castello, quattro sono ebrei.

 

gennaio 1944 Dopo essersi procurati gli elenchi della comunità fatti redigere nel 1938 per censire la popolazione ebraica, la polizia fascista inizia i rastrellamenti degli ebrei rimasti in città, “compresi trenta vecchi dell’ospizio della comunità – sito in via Vittoria nell’antico ghetto – e un bimbo di tre anni, nipote della direttrice del ricovero” (Mayda 1978, p. 200). Vengono tutti rinchiusi nel Tempio Italiano di via Mazzini, che nel frattempo ha subito una nuova incursione dopo quella del settembre 1941, e nella caserma Bevilacqua. Vengono poi trasferiti nel campo di internamento di Fossoli di Carpi, da dove a partire dal febbraio vengono deportati per la maggior parte ad Auschwitz.

 

maggio 1944 Arresto presso l’arcispedale Sant’Anna di tutti i ricoverati di origine ebraica senza tener conto del loro stato di salute: “tra essi l’avv. Bassani, cieco, il prof. Magrini, paralizzato, e il signor Bezzien cui era stata amputata una gamba” (Zamorani 1976, p. 647). Secondo le notizie raccolte fino a ora da Ferrara sono state deportate fra le 120 e le 150 persone, ne sono tornate solo sette: Carlo Schöneit con la moglie Gina e il figlio Franco, l’unico nucleo famigliare ferrarese salvatosi, Olga Ancona, Guglielmo Cohen, Eugenio Ravenna, Carlo Rietti. Oggi sulla facciata del complesso in via Mazzini 95 ci sono due lapidi che ricordano chi non è tornato.

2. L’incredulità della popolazione ebraica ferrarese

“Sì, certo, si sapeva benissimo che il 16 ottobre a Roma c’era stato un rastrellamento di ebrei e che erano partiti per la Germania. Il treno addirittura passava per delle città italiane, dai finestrini del carro buttavano dei bigliettini. Era arrivata la notizia del rastrellamento di Roma. Eravamo molto increduli. Diciamo che l’ebraismo italiano è stato molto incredulo, molto incredulo… Qualsiasi profugo che passava per Ferrara metteva in guardia gli ebrei ferraresi su quel che era accaduto in Germania e quello che certamente sarebbe accaduto in Italia. Ma una delle frasi ricorrenti era: ‘Quello che è accaduto in Germania, non è possibile che accada in Italia’. Era una frase che si sentì fino all’ultimo”. (Franco Schöneit in Alexander Stille, Uno su mille. Cinque famiglie ebraiche durante il fascismo, Milano, Garzanti, 2011, p. 333)

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