Ebrei a Ferrara (XIII-XX sec.). Vita quotidiana, socialità, cultura - page 12

Nell’Archivio Storico Comunale di
Ferrara si conserva una quantità impor-
tante di codici e documentazione - mano-
scritta e a stampa - che attesta la presenza
degli ebrei e della loro Comunità a Ferrara
nel corso dei secoli e che ne avvalora l’im-
portanza sul piano economico-finanziario.
Tuttavia, lo stato delle fonti e la comples-
siva situazione archivistica cittadina non
consentono, al momento, di avere una
mappa completa della documentazione ri-
guardante la presenza ebraica sul territorio.
Comunque sia, sarebbe auspicabile riscri-
vere la storia degli ebrei a Ferrara, colman-
done le lacune e creando una maggiore
continuità nella successione degli eventi,
da non trattarsi più come episodi isolati ma
visti più armonicamente.
Gli ebrei, la cui presenza è attestata
a Ferrara certamente dal XIII secolo, non
ebbero relazioni semplici con le istituzioni
della città. Il capitolo sessantotto del libro
IV del
Liber Statutorum et Provisionum ad
Maleficia deputati
del 1394,
meglio noto
come Statuto dei
Malefici, riproponendo
quanto già espresso negli
Statuta Ferrariae
del 1287, vietava agli ebrei, sia uomini
che donne, di uscire dalla propria abita-
zione il venerdì e il sabato santi - preci-
sando ulteriormente, qualora ve ne fosse
stato bisogno, «stent clausi tota die in
domo» - pena la corresponsione di dieci
lire di ferrarini da versare per metà al Co-
mune e per metà all’accusatore.
Gli ebrei
ottennero il sostegno, seppur differen-
ziato, degli Estensi per l’apporto econo-
mico e per il ruolo che detenevano nelle
attività commerciali della città e in deter-
minate sfere operative. Fin dagli albori
della tipografia, affiora prepotentemente
la vitalità e lo sviluppo dell’editoria
ebraica a Ferrara. La presenza in città,
negli anni Settanta del
Quattrocento, di
Abraham ben
Hayyim dei Tintori, o
Pinti, di Pesaro ne è una testimonianza. Il
suo impegno nell’arte tipografica a Ferrara
si espresse curando la stampa di impor-
tanti opere:
Perush Iyov (Commentarius in
Job
) di Levi ben
Gerson, del
maggio
1477, di cui la Biblioteca Comunale Ario-
stea vanta un esemplare; di Yaaqov ben
Asher
, Tur Yoreh Deah
, 25 luglio 1477, di
cui poche sono le edizioni conservate al
mondo e solo tre in Italia;
Pentateuco, Pro-
feti, Agiografi
, a Soncino, con Yehošua
Šelomoh ben YiZra’ el
Natan Soncino, 11
Iyyar 5248 (22 aprile 1488). A metà Cin-
quecento l’editoria ebraica a Ferrara vedrà
una nuova fioritura con Yom Tob Atias e
Abraham Usque. La fama di quest’ultimo
può dirsi strettamente connessa all’im-
presa che lo portò ad editare nel 1553 la
Biblia española
«traduzida palabra por pa-
labra dela verdad hebrayca
».
Oltre al ruolo di spicco, intrinseca-
mente correlato ai banchi di prestito, che
gli ebrei assumeranno sempre di più,
emerge il loro energico coinvolgimento
nelle attività economiche della città nel-
l’ambito delle Arti – dette anche
Univer-
G
li ebrei e le Arti a Ferrara: tessere di memoria
nelle carte dell’Archivio Storico Comunale
19
sità
o
Scole -
e dei loro Statuti. Le prime
testimonianze documentarie relative alla
costituzione e all’organizzazione delle at-
tività artigiane, commerciali e imprendi-
toriali, seppure
in nuce
, nella città di
Ferrara risalgono al secolo XII. Le Arti, o
Corporazioni di
mestiere, erano associa-
zioni artigiane e imprenditoriali cittadine,
organizzate secondo un sistema struttu-
rato, che raggruppavano, sotto la stessa
egida uomini (ma anche donne la cui par-
tecipazione, soprattutto nei primi secoli,
è pressoché ignorata e omessa) esercitanti
un’attività lavorativa professionale co-
mune, o affine, nell’ambito del proprio
settore di competenza. In questo contesto
si richiamerà la posizione nella dimen-
sione produttiva e, di riflesso, nel tessuto
sociale degli ebrei nel corso dei secoli,
dapprima in epoca estense, con partico-
lare attenzione al
Quattrocento e al
Cin-
quecento, e, successivamente, durante la
stagione Legatizia nel Seicento e nel Set-
tecento, prendendo in esame gli Statuti
delle corporazioni ferraresi. Certamente la
presenza degli ebrei nelle corporazioni della
città riguarda in generale tutte le profes-
sioni anche se in forma più peculiare si de-
nota la loro appartenenza alle Arti dei
mercanti, degli strazzaroli, dei drappieri,
dei setaioli, dei sarti, degli orefici. E nello
specifico, la documentazione sei-settecen-
tesca che si riscontra negli Statuti rispetto
al ruolo degli ebrei nelle attività cittadine
è particolarmente interessante e cospicua.
Le svariate carte che trattano della
presenza ebraica a Ferrara nel corso del
Cinquecento ci
mostrano, da diverse pro-
spettive, lo
status
degli ebrei. Provenienti
da Spagna e Portogallo, i mercanti abitanti
a Ferrara si costituirono in una
Università
.
Il 24 dicembre 1559 Alfonso II
d’Este, duca di Ferrara, confermò all’Uni-
versità dei mercanti portoghesi e spagnoli
abitanti in città i privilegi concessi, il 17
gennaio 1542, dal suo predecessore, e
padre, il duca Ercole II. Il documento,
presente in copia nell’Archivio Estense
Tassoni, riporta integralmente il rescritto
ducale del 1542 facendoci cogliere ap-
pieno che, nonostante il radicamento
della
nazione
spagnola e portoghese
,
non
vi era ancora una Comunità strutturata,
dotata di un sistema organizzativo. La let-
tera patente prevedeva in caso insorges-
sero, tra loro, liti e controversie, fatta
eccezione per quelle «che saranno crimi-
nali», che fosse lecita l’elezione di due ar-
bitri «huomini di quella natione, uno per
parte» affinché non «s’havessero a ridursi
dinanzi a tribunali de’
Giudici d’altra lin-
gua, et natione». In questi termini la con-
cessione e la riconferma dell’arbitrato, che
poteva estendersi all’elezione di un terzo
uomo nell’eventualità di un mancato pro-
nunciamento,
manifesta la precisa volontà
da parte dei
Duchi di assumere una posi-
zione, nei confronti di questa
Università
di
mercanti, analoga a quella che poteva
essere una qualsiasi comunità di mercanti
stranieri.
Un passo avanti nella struttura
organizzativa e nella autonomia si concre-
tizzò con un rescritto del 1° ottobre 1557
col quale Ercole II concedeva la facoltà di
poter eleggere liberamente nelle sinagoghe
massari e ufficiali che avessero l’autorità
di imporre pene di scomunica agli
inob-
bedienti
e ai delinquenti, e a coloro che,
intrattenendo rapporti con questi ultimi,
non si conformassero alle disposizioni dei
massari; di imporre
collette
, di poter cac-
ciare dalla sinagoga coloro che avessero
commesso peccati contro la loro legge o
che fossero contravvenuti ai precetti del
loro culto. I massari avevano, inoltre, fa-
coltà di
multare con pene pecuniarie gli
appartenenti all’Università, d’applicarsi
per metà alla Camera Ducale e per metà
20
1...,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11 13,14,15,16,17,18
Powered by FlippingBook