Ebrei a Ferrara (XIII-XX sec.). Vita quotidiana, socialità, cultura - page 6

censimento del 1630, in occasione di
un’epidemia di peste, contava 1720 per-
sone. Era consentita una sola sinagoga per
ogni rito ed erano proibiti i funerali pub-
blici.
Nel 1629 sono state introdotte le in-
terdizioni ai
medici ebraici di assistere
infermi cristiani ed a balie e servitori cri-
stiani di avere rapporti con ebrei. Cin-
quant’anni dopo, il cardinale Pio ha
istituito l’obbligo per un terzo degli uomini
di assistere ogni sabato alle funzioni prepo-
ste alla conversione. Poiché la Cappella Du-
cale, inizialmente utilizzata, era distante dal
ghetto ed il tragitto si trasformava in un
supplizio per gli ebrei costretti a subire le
angherie del popolino, nel 1695 il cardinale
Imperiali ha destinato a tale scopo l’Orato-
rio di San Crispino, contiguo al
recinto degli
Hebrei
.
Nel 1703 le famiglie residenti nel
ghetto erano ridotte a 328; il livello econo-
mico medio era scadente, fino a contare
148 mercanti incapaci a pagare le tasse e 72
che vivevano di elemosina. La situazione fi-
nanziaria era grave, ma non tale da annichi-
lire lo spirito della comunità: XVII e XVIII
secolo sono stati, nonostante il ghetto,
un’epoca di fervore nel campo degli studi
che ha visto personalità rabbiniche cono-
sciute e riconosciute in tutto il mondo
ebraico e non, primo fra tutti Isaac Lam-
pronti.
Poco prima dell’emancipazione, lo
Stato Pontificio raccoglieva un terzo della
popolazione ebraica della penisola; a Fer-
rara gli ebrei residenti erano circa 1500,
mentre qualche centinaio erano a Lugo e
Cento. Alla fine del ’700, con le armate
francesi è giunta per gli ebrei italiani l’equi-
parazione giuridica contemplata dalla
Di-
chiarazione dell’uomo e del cittadino
: nel
giugno 1796, la comunità ferrarese è stata
la prima emancipata delle Legazioni Ponti-
ficie, da subito partecipe entusiasta della ge-
stione pubblica con un fervore culturale
quanto economico del tutto nuovo, final-
mente rivolto verso la città intera e non più
al solo
recinto
del ghetto. In tutte le ex Le-
gazioni, ebrei si sono arruolati nella guardia
civica ed hanno partecipato ad associazioni
patriottiche.
Molto più guardinghi si sono
mostrati nell’acquisto di immobili espro-
priati agli enti religiosi e messi all’asta dalla
Repubblica Romana nel 1798-99: solo 2
ebrei romani, 4 di Ancona ed 1 ferrarese vi
hanno partecipato; al contrario, a Ferrara
sono stati numerosi gli edifici urbani e le
tenute agricole acquistati da ebrei. Al
mo-
mento della revoca delle vendite per il riaf-
fermarsi del governo pontificio, proprio
questi sono stati fra i pochi a non essere in-
dennizzati. Ogni restaurazione si manifesta
con esiti più pesanti della condizione pre-
cedente: al rientro di Pio IX in Vaticano, gli
ebrei dello Stato Pontificio sono stati nuo-
vamente rinchiusi in ghetto e la comunità
di Ferrara è stata anche obbligata al paga-
mento dei nuovi portoni.
Fra il 1859 ed il 1860 tutte le terre
delle Legazioni sono riuscite ad emanciparsi
definitivamente; la partecipazione ebraica
alla vita politica ed amministrativa del
Regno d’Italia si è fatta addirittura febbrile:
a Ferrara, nel 1859, si è potuta costituire la
Guardia Nazionale grazie alla sola sottoscri-
zione degli 126 ebrei, che sono stati i primi
ad apporre la propria firma. L’assimilazione
della componente ebraica nella società fer-
rarese è stata tanto completa che il podestà
fra il 1926 e il 1938 è stato l’avv. Renzo Ra-
venna. Le leggi razziali hanno sorpreso e
travolto decine di famiglie di religione
ebraica. Il dopoguerra ha visto la Comunità
ferrarese, ridotta nel numero ma vitale, ha
saputo offrire Giorgio Bassani e Gianfranco
Rossi alla letteratura italiana, Aron di Leone
Leoni agli studi di storia sefardita.
L
AURA
G
RAZIANI
S
ECCHIERI
7
A Ferrara si sono laureati gli ebrei Guglielmo di Isaia da Urbino (15 aprile 1426) ed Obadià Sforno da Cesena
(27 aprile 1501).
Da fonte notarile apprendiamo che abitavano a Ferrara gli ebrei
maestro Iacopo medico
fisico del fu Iacobo di Sicilia, nel 1406, e maestro Moisè dottore di chirurgia figlio di
maestro Vitale
de Pe-
demontio
, nel 1457.
Dopo il Concilio Tridentino, si è affermata la via
extra Studium
per il conferimento di
dottorati ineccepibili sul piano giuridico ma differenti sul piano formale in quanto non interveniva il Can-
celliere dello Studio: fra il 1559 ed il 1579 a Ferrara ne sono stati concessi addirittura dieci, quasi quanti ne
erano stati elargiti in tutta Italia nel precedente secolo e mezzo.
Magistro Iacopo iudeo medico fisico filio quondam Ia-
cobi de Sicilia
(A
RCHIVIO DI
S
TATO DI
F
ERRARA
, Ar-
chivio Notarile Antico di Ferrara, not. Pietro Loiani,
matricola 21, pacco 2, prot. 1406, 2 marzo 1406).
8
Magister Moyses ebreus cirugie doc-
tor filius magistri Vitalis de Pede-
montio
(A
RCHIVIO DI
S
TATO DI
F
ERRARA
, Archivio Notarile An-
tico di Ferrara, not. Giacomo
Meleghini,
matricola 72, pacco
2, prot. 1457, 6 settembre 1457).
Il
dominus Lazarus filius domini Iosep de Rubeis de
Mantua hebreus
ottiene il privilegio di dottorato in
arti e medicina il 20 maggio 1559
(
A
RCHIVIO DI
S
TATO DI
F
ERRARA
, Archivio Notarile Antico di Fer-
rara, not. Boezio Silvestri,
matricola 594, pacco 9 s,
Schede 1559, 20 maggio 1559).
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