Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Biblioteca Comunale Ariostea

Palazzo Paradiso dal basso, con lo striscione del Comitato nazionale Furioso16

La Biblioteca Ariostea, che ha sede dentro Palazzo Paradiso, si è affermata quale luogo centrale della vita culturale ferrarese. Fra gli illustri cittadini che la ricordarono con affetto si può citare lo scrittore Giorgio Bassani che usava trascorrervi buona parte del suo tempo.


VIA DELLE SCIENZE 17

Inaugurazione: 1753

Categorie

  • studio | storico | scuola | scultore | scrittore | restauro | regista | prefetto | porta | poeta | orto | nobile | monumento | giardino | famiglia | esecuzione | duca | chiesa | biblioteca | artista | architetto

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  • La città di Ludovico Ariosto

La prima sala della Biblioteca pubblica: Sala Ariosto

Nel 1746 per la nascente Biblioteca fu destinata una sala al piano nobile, realizzata su progetto di Gaetano Barbieri con la collaborazione di Agapito Poggi. Nel corso del 1749 i procedimenti a favore dell’incameramento della Libreria Bentivoglio si susseguirono e così i rapporti tra la famiglia e il Maestrato. Giovanni Andrea Barotti (Ficarolo, 1701- Ferrara, 1772), divenuto primo prefetto della Biblioteca Pubblica, dal 3 giugno 1747, ben conosceva la Libreria Bentivoglio per essere stato bibliotecario del marchese Guido Bentivoglio. Si occupò, pertanto, di eseguire la perizia per il Maestrato, mentre per la famiglia Bentivoglio la effettuò l’abate Branchetti, ex prefetto della Pubblica Biblioteca di Bologna. L’acquisto per il quale venne pagato il prezzo di 7.400 scudi, venne approvato il 2 ottobre 1749, mentre era Giudice dei Savi il conte Agostino Novara, e rogato con istrumento l’8 novembre da Ignazio Borsetti. Nel 1750 vennero terminate le decorazioni della Sala, ad opera di Giuseppe Facchinetti con l’apporto di Giacomo Filippi, gli arredi, le realizzazioni in stucco (busti, stemmi e putti) di Alessandro Turchi.

Quella che il 7 giugno 1801 fu dedicata a Ludovico Ariosto fu la prima sala della Biblioteca Pubblica. Su disposizione del generale bonapartista Sextius Alexandre François Miollis, l’urna contenente le ceneri del poeta fu trasportata dalla chiesa di San Benedetto a Palazzo Paradiso ove fu tumulata nel monumento funebre progettato dall’architetto Giovanni Battista Aleotti (Argenta, 1546- Ferrara, 1636). L’esecuzione in marmi di Verona è dello scultore mantovano Alessandro Nani, attivo a Ferrara negli anni 1610-1612. Le decorazioni allegoriche alla parete, che incorniciano il mausoleo, furono realizzate da Giuseppe Santi (Bologna, 1761- Ferrara, 1825).

Sala Ariosto accoglie anche importati cimeli fra i quali si evidenziano: il ritratto di Ludovico Ariosto, copia di artista ignoto dell’originale di Dosso Dossi, olio su tela, del sec. XVII, donato alla Biblioteca Ariostea nel 1920 da Antonia e Giuseppe Gatti Casazza in occasione delle nozze della figlia Malvina col marchese Renzo Paolucci delle Roncole; il busto in scagliola del poeta Vincenzo Monti, realizzato da Abbondio Sangiorgio (Milano, 1798-1879), nonché il secrétaire, il crocifisso e il suo cuore; il busto in bronzo del poeta Giosuè Carducci dello scultore Tullio Golfarelli (Cesena, 1852 - Bologna, 1923).

Il giardino dei Finzi-Contini a Palazzo Paradiso

Tra le opere autografe conservate dalla Biblioteca Ariostea, si distingue un’opera di pregio e molto nota della letteratura italiana del Novecento e probabilmente la più conosciuta della produzione letteraria di Giorgio Bassani: Il giardino dei Finzi-Contini.

Il manoscritto è stato donato in occasione delle celebrazioni del centenario dalla nascita dello scrittore dall’avvocato Ferigo Foscari. Lo aveva ricevuto dalla nonna Teresa Foscolo Foscari, con l’incarico di custodirlo finché lei fosse stata in vita. A lei lo aveva donato lo stesso Bassani, che in una lettera le scrive: «Cara Teresa, senza il tuo aiuto “Il giardino dei Finzi-Contini” non sarebbe mai stato scritto. Desidero che questi quaderni restino per sempre con te. Venezia, 17 dicembre 1961». Nel 2007, quindi, alla sua morte, Federigo Foscari decise di donarlo alla città di Ferrara.

Il romanzo ebbe «un’incubazione lunghissima» a detta dello stesso autore. «Qualche settimana fa, riordinando delle vecchie carte, mi è capitato di mettere le mani su questo abbozzo di racconto del quale avevo completamente dimenticato l’esistenza [Frammento 1942, ndr]. Sono pagine buttate giù attorno al ’42, direi, sotto l’emozione di un fatto realmente accaduto: la morte di un amico; e rappresentano senza dubbio il primo tentativo di scrivere Il giardino dei Finzi-Contini» [G. Bassani, nota a Frammento 1942, in Bassani. Racconti, diari, cronache (1935-1956), cur. P. Pieri, Feltrinelli, Milano 2014, p. 340]. Quel racconto e il coevo Caduta dell’amicizia (ibid., p. 97s.), come conferma lo studioso Piero Pieri, rappresentano dunque «la prima testimonianza di quello che diventerà Il giardino dei Finzi-Contini» (ibid., p. 97; cfr. ibid., p. 335). Steso compiutamente tra il 1958 e il 1961, il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1962 per i tipi Einaudi e nello stesso anno vinse il Premio Viareggio, ma il labor limae cui lo scrittore era solito sottoporre le sue opere non lasciò che quella fosse la sua versione definitiva: furono apportate modifiche per l’uscita del Romanzo di Ferrara, in cui Il giardino dei Finzi-Contini confluì, come pure per le edizioni successive, del 1976 e del 1980. Il dono del manoscritto alla Biblioteca Comunale Ariostea rappresenta dunque un evento rilevante sia per lo sviluppo degli studi filologici bassaniani sia per Ferrara, città cui questo documento e la vicenda che narra sono legati inscindibilmente.

Per l’importanza della donazione, una porzione del giardino della Biblioteca Ariostea è stata dedicata a Teresa Foscolo Foscari e, in memoria, è stata posta una lapide in ci si legge: «Alla contessa Teresa Foscolo Foscari / (1916 - 2007) / Questa parte del giardino di Palazzo Paradiso è dedicata // La Biblioteca Ariostea / ne custodisce / l’autografo de Il giardino dei Finzi Contini / che Giorgio Bassani le dedicò / e che / il nipote Ferigo Foscari / quindi donò alla città di Ferrara / a.d. MMXVII».

A ciò si aggiunga che la Biblioteca Ariostea è stato uno dei luoghi notevoli per la gioventù di Giorgio Bassani. Ne fu frequentatore abituale fino alla promulgazione delle leggi razziali, che hanno interdetto a lui e agli altri ebrei l’accesso al servizio e ai locali: a rivivere nella finzione narrativa l’estromissione è il suo alter-ego letterario Bruno Lattes, tra le pagine de Gli ultimi giorni di Clelia Trotti, la prima delle Cinque storie ferraresi (G. Bassani, Gli ultimi giorni di Clelia Trotti, in Cinque storie ferraresi, Opere, Mondadori, Milano 2001, p. 145).

Tale ferita è stata simbolicamente risanata negli anni ’80 con la restituzione della tessera prestiti allo scrittore, in forma di cerimonia pubblica.

Le opere ariostesche

La biblioteca conserva oltre 650 esemplari di edizioni delle opere ariostesche, come riporta accuratamente Alessandra Chiappini, alcune molto rare tra cui l’editio princeps dell’Orlando furioso (Ferrara, Giovanni Mazzocchi, 1516) due esemplari della prima edizione in 46 canti (Ferrara, Francesco Rossi, 1532) oltre all’editio princeps delle Satire (Ferrara, Francesco Rossi, 1534).
Altri cimeli sono conservati come testimoni della infaticabile opera del Poeta, la sedia a braccioli e il calamaio: «L’eleganza di quest’ultimo in bronzo contrasta con la semplicità quasi grossolana della sedia di legno di noce. Il calamajo, presente d’Alfonso, è, come dicesi, stato fuso da esso lui col disegno dell’Ariosto; ha soprapposto un amorino che tiene sopra i labri l’indice della mano dritta. Molti biografi dell’Ariosto pretendono che questo amore silenzioso sia un emblema della “sua discretezza ne’ suoi fortunati incontri” (Antonelli 1838, p. 10).

La biblioteca di città

Con un patrimonio di circa mezzo milione di volumi, la Biblioteca Ariostea è oggi la principale biblioteca pubblica della città. Istituita nel 1753 nello storico Palazzo del Paradiso, destinata inizialmente ad affiancare gli insegnamenti universitari, ha assunto progressivamente un ruolo sempre più importante nell’ambito degli studi e della memoria storica locale, in relazione allo sviluppo delle sue collezioni, caratterizzate principalmente da preziose donazioni private, lasciti di famiglie ferrarese ed annessioni derivanti dalle leggi di soppressione degli ordini religiosi.

A partire dagli anni Ottanta del Novecento il Palazzo è stato completamente restaurato. I lavori, conclusosi nel 2007, ne hanno ridefinito completamente gli spazi, destinandoli esclusivamente alla biblioteca e ai nuovi servizi per i lettori, con l’obiettivo di affiancare alle tradizionali funzioni della biblioteca storica e di conservazione quelle di una moderna biblioteca pubblica. Alle sale per lo studio e per la consultazione dei libri antichi e rari si sono affiancate quelle allestite a scaffale aperto, con libri, riviste e giornali, la Sala per Ragazzi, e quelle zone destinate all’uso delle nuove tecnologie, con le postazioni per la navigazione in Internet e le aree Wifi. Anche gli spazi esterni, la corte d’onore e il giardino (l’ex Orto Botanico), sono stati arredati come sale all’aperto nell’idea di una biblioteca che possa offrire luoghi per la lettura o lo studio durante i mesi estivi e spazi per la socializzazione. Nella grande sala a pianoterra, dedicata a Giuseppe Agnelli (1856-1940), che diresse la biblioteca per oltre quarant’anni, si svolge quotidianamente un’intensa attività di promozione culturale (conferenze, convegni, incontri con l’autore), che ruota attorno al mondo del libro e della lettura, in collaborazione anche con le numerose associazioni culturali ferraresi.

Da alcuni anni la biblioteca va sviluppando un ricco programma di proposte didattiche rivolto al mondo della scuola, con lo scopo di avvicinare bambini e giovani alla lettura e far loro conoscere le biblioteche e gli archivi.

Sala Riminaldi

Antica Sala delle Conclusioni poi di Lettura, oggi Sala di Consultazione dei manoscritti e rari intitolata nel 2006, al termine dell’intervento di restauro, al Cardinale Giammaria Riminaldi (Ferrara, 1718- Perugia, 1789), Uditore di Rota presso la Curia romana, che si adoperò per sostenere e arricchire la Biblioteca Pubblica ferrarese. L’amore per la sua città e per la Biblioteca Pubblica non lo abbandonarono mai. Nel 1780 inviò da Roma all’incirca 1000 volumi, fra edizioni rare e manoscritti, di storia patria locale sacra e profana, che andarono a costituire il nucleo della Raccolta ferrarese. Gettò, inoltre, le basi per la formazione delle tre collezioni che, da sempre, sono l’anima della Biblioteca: l’Ariostea, la Savonaroliana e la Tassiana. Nel 1782 fece pervenire alla Biblioteca la donazione più consistente: all'incirca 2000 volumi, per lo più in folio e in quarto, collocati in 20 grandi casse, di opere di grande pregio e rarità provviste di splendide legature.
Nella Sala sono presenti anche 18 ritratti che costituiscono la quadreria Riminaldi donata dal cardinale tra il 1763 ed il 1781. In seguito fu aggiunto il ritratto del cardinale Luigi Giordani arcivescovo di Ferrara fino al 1893, anno della sua morte. La quadreria rappresenta una parte della donazione, fatta durante il suo cardinalato a Roma, ricca di svariate opere d’arte tra cui sculture, mosaici, soprammobili e libri, alcuni appartenenti alla sua raccolta, altri commissionati o acquistati appositamente per arricchire Palazzo Paradiso. Tutti gli ecclesiastici raffigurati costituiscono una serie e sono rappresentati nella stessa posizione, a mezzo busto ed in abito cardinalizio. Adornano la Sala i 3 globi di Matteo Greuter (Strasburgo 1556 - Roma 1638): uno terrestre nell’edizione del 1632 dedicata a Giacomo Boncompagni duca di Sora, marchese di Vignola e conte d’Aquino; due celesti nelle edizioni del 1636 e 1695.

Il Servizio Biblioteche e Archivi

Fin dal 1986 le biblioteche del Comune di Ferrara hanno aderito al progetto del Servizio Bibliotecario Nazionale, la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e dal 2005 con le biblioteche dell’Università di Ferrara e della Provincia fanno parte del Polo Unificato Ferrarese. Da quest’anno, a seguito delle disposizioni contenute nella Legge 7 aprile 2014, n. 56 (c. d. legge Delrio), che ridisciplina le funzioni delle province, il Comune di Ferrara, attraverso il Servizio Biblioteche e Archivi ha assunto il coordinamento della nuova Rete Bibliopolis, che riunisce le biblioteche dei Comuni del territorio ferrarese che facevano capo alla Provincia di Ferrara, rappresentandole nell’ambito della Convenzione del Polo Ufe.
L’intervento del Servizio Biblioteche e Archivi ha permesso di dare continuità al Polo Ufe e non interrompere l’erogazione di alcuni servizi bibliotecari, particolarmente graditi ai lettori, quale il prestito interbibliotecario (Interlibro). Inoltre, da giugno 2015 il Comune di Ferrara ha esteso a tutte le biblioteche del Polo Ufe, il nuovo servizio di digital lending, dando a tutti gli iscritti delle biblioteche ferraresi la possibilità di prendere in prestito libri da leggere in formato digitale, attraverso il proprio dispositivo (PC, tablet o ereader).
Nel corso del 2015, a livello di Servizio Biblioteche e Archivi, sono stati individuati e portati a compimento specifici progetti, che rappresentano importanti tappe di valorizzazione delle strutture e delle risorse in esse presenti: l’inventario a stampa dell’Archivio di Lanfranco Caretti e la mostra, dedicata allo studioso ferrarese in occasione del centenario della nascita; la catalogazione della biblioteca del regista Michelangelo Antonioni; l’avvio del cantiere di Casa Niccolini, che ospiterà la nuova Biblioteca per Ragazzi.

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Ente Responsabile

  • Assessorato alla Cultura e al Turismo, Comune di Ferrara

Autore

  • Angela Almirati
  • Stefania De Vincentis
  • Barbara Pizzo